Settembre: più che una ripartenza una resa dei conti?

Sono tanti i nodi che dovrebbero essere sciolti nei 30 giorni di durata di questo mese

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ad Amatrice nell'anniversario del terremoto. A destra i presidente della Regione Lazio e segretario del PD, Zingaretti
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ad Amatrice nell’anniversario del terremoto. A destra i presidente della Regione Lazio e segretario del PD, Zingaretti

Quello di quest’anno non sarà, così come tante altre cose in questo 2020, un settembre normale. Non lo sarà in generale, a causa della preoccupazione con la quale sono attesi i dati sull’eventuale seconda ondata della pandemia e sull’andamento dell’economia, sperando, per la prima, che siano di segno negativo e, per la seconda, se non positivi, almeno tali da far sperare in una ripresa non effimera.
Ma non lo sarà, più in particolare, nemmeno per la politica, abituata, al rientro dalle vacanze, ad un avvicinamento graduale ai ritmi tipici dei momenti più significativi. Non sarà, appunto, così, questo settembre, come non ha seguito i soliti schemi il mese di agosto appena concluso. Troppi e troppo importanti sono gli appuntamenti e i problemi previsti all’ordine del giorno per le prossime settimane.
Proviamo a citare i più rilevanti: apertura dell’anno scolastico con lezioni in presenza, revisione delle indicazioni per la prevenzione dei contagi, referendum sul taglio dei parlamentari ed elezioni amministrative, regionali e comunali. Se vi sembra poco, possiamo aggiungere l’eterno problema degli sbarchi degli immigrati clandestini e quello che, ad occhio e croce, si prospetta come la madre di tutte le diatribe: il piano per l’utilizzo dei fondi europei.
Anche senza voler esagerare, per alcuni di questi argomenti non solo non può bastare un mese, ma nemmeno qualche anno. Pensiamo alle riforme istituzionali alle quali si collega la riduzione dei parlamentari, giunta a questo punto solo per dare un contentino ai 5 Stelle; oppure alle riforme che si dovranno (o meglio: dovrebbero) collegare ai progetti sui finanziamenti europei per ottenere l’approvazione degli organismi comunitari.
09Parlamento_MontecitorioFino ad oggi la maggior parte dei tentativi di apportare cambiamenti concordati al sistema previsto dalla Costituzione è fallito miseramente e le poche modifiche hanno recato più danni che vantaggi. Lo stesso si può dire delle riforme di alcuni meccanismi che rallentano la macchina dello Stato: dalla burocrazia alla giustizia, agli appalti, alla scuola… Non da oggi, riteniamo che il problema del sistema parlamentare – e, al suo interno, della rappresentanza parlamentare – non possa essere affrontato in base ai sentimenti suscitati dal particolare momento che il Paese sta attraversando.
Così come la Costituente cercò di dare all’Italia un sistema capace di andare oltre il momento di emergenza e di profonda trasformazione che caratterizzava l’immediato dopoguerra, anche oggi, riconoscendo la necessità di cambiamenti, si dovrebbe guardare un po’ più in là del tornaconto particolare dei singoli partiti. Il monocameralismo, per esempio, potrebbe essere una risposta più ponderata alla necessità di snellire il sistema legislativo, mentre la semplice riduzione dei parlamentari rischia di incidere solo sul delicato equilibrio della rappresentanza.
Detto questo, è difficile giustificare l’appello alla “libertà di coscienza” lanciato dai partiti che in un primo momento hanno concorso all’approvazione della legge ora sottoposta a referendum. Non si capisce perché la coscienza individuale debba essere chiamata in causa per argomenti di questo tipo: nella normale attività parlamentare è accettabile la figura del politico-pecora?
La discussione sugli altri temi sopra ricordati è condizionata, lo si dice da mesi, dal clima di perenne campagna elettorale che caratterizza questa stagione politica, a maggior ragione ora che siamo davvero in vista di elezioni. Certo, sono “solo” amministrative e si svolgono in poche – sia pure importanti – regioni e un migliaio di comuni. Per definizione non dovrebbero condizionare la politica nazionale, ma non è da oggi che questo accade, quindi non c’è da stupirsi più di tanto del cima di attesa che si respira.
Sulla scuola governo e ministero ci hanno messo del loro, annunciando, correggendo e modificando provvedimenti in parte difficili da comprendere: resta un mistero l’origine dell’idea di ordinare milioni di banchi nel giro di un paio di mesi; se poi pensiamo alle rotelle… lo sconfinamento nel ridicolo è dietro l’angolo. Molte, però, sono anche le responsabilità dell’opposizione, continuamente tentata, per smentire il governo, dall’idea di sminuire la pericolosità del Covid-19.
Ancora più grave, poi, lo sfruttamento della paura del contagio per rinfocolare l’odio nei confronti degli immigrati. Se è giusto chiedere una gestione rigorosa dell’immigrazione, non è, però, corretto gettare sui migranti colpe che non sono loro.
Le cronache di queste ultime settimane hanno chiarito, senza possibilità di dubbio, che la risalita dei contagi è da addebitare ai comportamenti irresponsabili di cittadini italiani: fortunatamente pochi, rispetto ad una stragrande maggioranza virtuosa. Le tante dichiarazioni irresponsabili nel nome della difesa delle libertà personali pronunciate proprio dagli schieramenti politici di cui sopra potrebbero aver fornito un contributo non trascurabile.

Antonio Ricci

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