Ad Aulla un monologo che diventa un atto di accusa contro i CPR

Un’iniziativa di teatro civile ad alimentare la mobilitazione contro il CPR a Pallerone

Un momento dello spettacolo "Reietti, come creammo i CPR" andato in scena nelle sale della Biblioteca di Aulla
Un momento dello spettacolo “Reietti, come creammo i CPR” andato in scena nelle sale della Biblioteca di Aulla

Sorprendente partecipazione per il monologo “Reietti, come creammo i CPR” andato in scena nelle sale della Biblioteca di Aulla, sabato scorso. Lo spettacolo di e con Oscar Agostoni (con la collaborazione di Helga Bernardini e prodotto da Disturbi Teatro), promosso da Arci Agogo e dalle associazioni di Aulla, rientrava nelle iniziative di sensibilizzazione del movimento “No CPR, qui e altrove” della Lunigiana. “Uno spettacolo toccante che dice cose vere. Lo fa in modo coinvolgente, attraverso le vicende di un curioso investigatore in scena, che ha spiegato con grande chiarezza cosa sono i Centri di Permanenza e Reimpatrio” hanno commentato gli organizzatori.

La rappresentazione ha avuto come filo conduttore la storia del giovane Moussa Balde, morto a Torino, dove era stato posto in isolamento sanitario, senza patologie che giustificassero il provvedimento. Una storia reale, rappresentativa di un sistema fatto di ingiustizie, e troppo spesso di “arti fratturati, labbra cucite, ustioni, scioperi della fame, e tentativi di suicidio” a dimostrazione del fallimento e della pericolosità dei CPR. Forti i riferimenti alla Costituzione Italiana, a partire dall’articolo 3 che sancisce l’uguaglianza di ogni individuo davanti alla legge e precisa che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

Con un ritmo incalzante, il protagonista si è interrogato su come sia possibile realizzare strutture dello Stato in cui quella Costituzione non venga rispettata, aspetto, quest’ultimo, ripreso anche nell’intervento finale di Anna Camposampiero della rete Mai Piu’ Lager No CPR: “Come definire un luogo – gestito dallo Stato – in cui le persone vengono rinchiuse non per aver commesso un reato ma per quello che sono? In cui vengono private del loro nome e viene dato loro un numero, vengono loro tolti gli effetti personali, la dignità, l’igiene personale, la possibilità di avere contatti esterni con la famiglia? Dove si nega un avvocato e di conseguenza il diritto alla difesa? Come definire un luogo dove viene dato loro cibo avariato, si usano psicofarmaci e talvolta botte, in cui si negano diritti fondamentali e che, per la sua disumanità, conduce spesso al suicidio?”. Nella risposta ha risuonato la parola lager, che ha rimandato a Primo Levi, citato nella partecipata serata aullese: “Come nascono i lager? Facendo finta di nulla – disse lo scrittore in un’intervista a Enzo Biagi.

C’è ancora un fascismo, non necessariamente identico a quello del passato. C’è un nuovo verbo: non siamo tutti uguali, non abbiamo tutti gli stessi diritti. Dove questo verbo attecchisce, alla fine, c’è il lager.” Costituitosi nel 2023 grazie ad Arci Agogo, Spi CGIL della Lunigiana, Anpi Aulla e A Piccoli Passi – col supporto della rete nazionale Mai Piu’ Lager No Cpr e ASGI – il movimento “No CPR, qui e altrove” che ha promosso la serata è attualmente impegnato in un ulteriore percorso di informazione e sensibilizzazione per contrastare forme di razzismo istituzionale e per impedire la costruzione del Centro di Permanenza e Rimpatrio della Toscana nell’area dell’ex Polverificio di Pallerone.