San Ceccardo, vescovo di Luni e martire, tra devozione e tradizione

Si festeggia il 16 giugno, elevato alla gloria degli altari nel 1360 da Urbano VIII, è patrono di Carrara

La tela attribuita a Luciano borzone e raffigurante il martirio di San Ceccardo. Carrara, Duomo di Sant’Andrea

San Ceccardo è patrono della città di Carrara e del vicariato; la sua memoria liturgica cade il 16 giugno. La sua vita, come le sue origini, dopo oltre dieci secoli restano ancora avvolte da misteri e leggende. Esistono infatti pareri discordi sul periodo esatto in cui visse, tuttavia la maggior parte degli studiosi sposa la tesi legata all’invasione normanna e al saccheggio della città di Luni.
Ci troviamo attorno all’anno 860: da oltre quattro secoli l’Impero Romano d’Occidente è caduto lasciando via libera alle invasioni barbariche. I Normanni si dirigono verso Roma che era stata loro descritta come la città più grande e splendida del mondo e quando, doppiato un promontorio, oltre un fiume largo e bianco, videro una grande città circondata da mura antichissime, credettero fosse Roma.
Si trattava invece di Luni. Per conquistare quella che essi credevano essere l’inespugnabile Roma ricorsero ad uno stratagemma: si accamparono lontano dalle mura e Re Hastein si presentò, solo, in veste di pellegrino chiedendo di accostarsi al cristianesimo. Poco dopo essere stato battezzato si finse moribondo e uscì da Luni per raggiungere i suoi uomini accampati poco lontano.

Reliquiario di San Ceccardo in Duomo a Carrara

Quando dal campo si udirono i gemiti che annunciavano la morte del re, popolo e clero uscirono dalla città per onorare la salma del sovrano. Rientrarono quindi in solenne processione con i Normanni che seguivano a capo basso le spoglie del loro condottiero. Giunti all’interno della cattedrale la bara si scoperchiò e ne uscì Hastein armato fino ai denti e i suoi uomini alzarono la testa e snudarono le spade.
Cadde il vescovo Gualchiero, il conte, vennero uccisi nobili e prelati, distrutte chiese, depredate case, decimata la popolazione, rapite le donne. I Normanni solo dopo capirono di non aver conquistato Roma e si allontanarono.
A Luni, secondo la tradizione, a Gualchiero succedette il vescovo Ceccardo, con il doloroso compito di ricostruire la vasta diocesi di Luni sia nelle rovine materiali che in quelle morali. In una giornata dell’892, mentre si dirigeva da Luni a Carrara, per salire alle cave di marmo e scegliere il materiale necessario alla costruzione della cattedrale, venne ucciso da un gruppo di cavatori che lo decapitarono.
Ceccardo fu santificato nel 1360 da Papa Urbano VIII. Nel punto in cui cadde la testa del vescovo Ceccardo sorse miracolosamente una polla d’acqua a cui tutt’oggi sono attribuite proprietà taumaturgiche specialmente per guarire nevralgie e oftalmie.

Una celebrazione nella festa di San Ceccardo a Carrara con il Vescovo fra’ Mario

In quel punto nel XV secolo venne edificata l’attuale chiesa di San Ceccardo detta “ad aquas” o “al martirio”, consacrata nel 1823 da mons. Francesco Maria Zoppi primo vescovo della neonata diocesi di Massa. A partire dal 1609 le spoglie mortali di San Ceccardo sono custodite nel Duomo di Carrara dove tutt’oggi riposano.
Si pensa che, a seguito dei tragici avvenimenti della città di Luni, le spoglie del vescovo Ceccardo non siano più tornate a Luni ma rimasero nella più antica delle residenze vescovili extraurbane che gli studiosi hanno individuato in Carrara, prima che i vescovi lunensi fissassero definitivamente la sede episcopale a Sarzana.
Questa è un’altra ragione per cui il culto di San Ceccardo, fuori che in altro luogo della diocesi, sia sorto a Carrara. Il fervore del culto si ritrova nei secoli, anche in parecchi atti pubblici; dalla più antica memoria suffragata dai documenti e dalla nomenclatura del territorio carrarese, la località situata all’ingresso di Carrara, dal viale XX Settembre, ha il nome appunto di San Ceccardo, luogo dove, quando tutto era boscoso impervio, il vescovo Ceccardo, secondo la tradizione, subì il martirio. Qui a ricordo di lui rimane un bassorilievo in marmo di lavoro quattrocentesco con l’immagine di del santo vescovo di Luni ed un pregevole dipinto del XVIII secolo raffigurante la Beata Vergine con Bambino e San Ceccardo.
Nel Duomo di Sant’Andrea è invece sempre esistito l’altare intitolato al santo, definito “gloriosissimo nostro protettore” come esiste tutt’ora, nella navata destra, di semplice e austera fattura al cui centro campeggia la grande tela del XVII secolo raffigurante il martirio del vescovo lunense attribuita a Luciano Borzone. Il corpo di San Ceccardo venne custodito per secoli all’interno del sarcofago in marmo attualmente posto al lato sinistro dell’altare a lui dedicato e sorretto da due graziosi putti di epoca posteriore.
Le reliquie vennero poi collocate all’interno dell’altare fatto erigere dal comune di Carrara nel luglio del 1609 ed alienato assieme ad altri cinque altari durante i lavori ai quali il Duomo fu soggetto dopo i danni della Seconda Guerra Mondiale. A seguito dello smembramento dell’altare di San Ceccardo, il paliotto fu collocato nel Duomo di Castelnuovo di Garfagnana.

Il corpo di San Ceccardo nel Duomo di Carrara

Tuttavia non è dato sapere l’eventuale attuale collocazione; probabilmente è andato disperso in seguito all’incendio del 1977 che devastò il duomo di quella città. Altre parti dello stesso altare rimasero in Duomo e le troviamo collocate ai lati della porta di accesso al battistero. Altri frammenti sono nei locali della canonica.
Ulteriori importanti parti dell’altare di San Ceccardo sono infine conservati all’interno della chiesa della Annunziata di Marina di Carrara a Bassagrande, sia sopra l’altare maggiore, sia all’interno della Cappella del Santissimo Sacramento mentre i due grandi putti in marmo che originariamente completavano il timpano dell’altare, oggi sono collocati sulla facciata esterna.
Sotto l’altare riposa l’intero corpo di San Ceccardo tranne la testa che non venne mai riattaccata al corpo; infatti le reliquie del capo sono racchiuse in una teca d’argento in forma di busto con le sembianze del santo vescovo di Luni, pregevole lavoro di sbalzo e cesello in stile cinquecentesco porta la data 1658 ed è attribuito a Jacopo Guidoni.

L’estrazione della teca che contiene le reliquie di San Ceccardo. In basso l’interno del Duomo di Carrara dove sono conservate

Nei secoli, durante la ricorrenza del cosiddetto voto di San Ceccardo, il 7 maggio, si compiva una processione che culminata con la benedizione della campagna ed era il ripetersi del rito che si celebra nel periodo delle rogazioni. Ciò fa ritenere che il voto fosse stato fatto in occasione di una carestia. La devozione a San Ceccardo si alimentava in antico a cura di una confraternita che aveva la sua sede nella chiesa del Carmine. Le cappe dei confratelli erano di colore rosso, simbolo del martirio. Era così vivo l’attaccamento alla Confraternita di San Ceccardo che gli appartenenti ad essa lasciavano detto, morendo, di voler essere seppelliti con la cappa rossa.
Uno di questi fu l’illustre carrarese generale Domenico Cucchiari, nipote di Pellegrino Rossi, amico di Garibaldi e Mazzini, eroe della battaglia di San Martino nella Seconda Guerra d’Indipendenza Italiana e Senatore del Regno, morto a Livorno nel 1900. Egli volle sulla sua divisa militare la cappa rossa della Confraternita di San Ceccardo a cui apparteneva da giovane.
Il 25 febbraio 2021, con una cerimonia a porte chiuse presieduta dall’amministratore apostolico diocesano mons. Gianni Ambrosio, si è tenuta l’ultima ricognizione canonica e lo studio antropologico sul corpo del santo. L’intervento ha consentito di effettuare per la prima volta uno studio scientifico con lo scopo di ricostruire il profilo biologico ed ottenere informazioni sulle condizioni di vita, di salute e sull’epoca in cui questi è vissuto. Il corpo è stato inoltre sottoposto ad esami radiodiagnostici nel reparto di diagnostica per immagini del monoblocco di Carrara.

Paolo Biagini