Una ricerca per conservare il dialetto di un tempo parlato in alta Lunigiana

Aderenti alla nostra terra attraverso una conoscenza di prima mano, tornano a farla parlare nel dialetto materno primigenio. E’ questa l’impresa pensata dalla maestra Tilde Ghironi e portata a termine con la collaborazione della maestra Gabriella Micheloni e della prof. Graziella Nadotti. Hanno percepito il dialetto, nella sua variabilità,come una reliquia da salvare, come un canto corale che deve persistere accanto alla bella lingua del sì (non dell’ok!) che in Italia risuona. Non è stata una ricerca facile, complicata pure dai freni pandemici, le testimonianze sono state fornite da persone “di una certa età” parlanti il dialetto come lingua madre. L’aumento forte della scolarizzazione, la massiccia migrazione interna, i nuovi media della comunicazione hanno ridotto l’uso del dialetto fra le nuove generazioni.
Martedì 24 maggio la raccolta è stata presentata dalla sezione Unitre Pontremoli-Lunigiana che ha sostenuto l’edizione con l’impegno della direttrice dei corsi prof. Caterina Rapetti e del presidente prof. Angelo Angella che ha curato la versione interlineare in lingua italiana dei testi. Le spese editoriali sono state affrontate col generoso contributo di Fondazione Carispezia. Il piccolo libro, edito in queste settimane, porta il titolo Quël ch’a sü dsèv ‘na vòta (Quello che si diceva un tempo); è dedicato con particolare affetto a Nilde Feda Poli ricca di ricordi e belle narrazioni che il virus ha stroncato, a Giuseppe Frassinelli presidente gentile, operoso di cui soffriamo la prematura perdita.
Nel breve intervento di presentazione Tilde ha richiamato il modus operandi della ricerca e Graziella ha dato rilievo al valore della letteratura dialettale, fondata su antica sapienza e profondità anche filosofica, fatta vera dalle esperienze di vita. In Lunigiana ci sono e ci sono stati numerosi poeti in dialetto e studi e studiosi, per tutti ricordiamo Walter Pagani di Filattiera scomparso in tempi recenti: ha tenuto cattedra di filologia romanza all’Università di Pisa, allievo di Silvio Pellegrini. Ha verificato il dizionario in più volumi del dialetto di Filattiera.
Angelo Angella ha richiamato anche altri studi sulle parole del dialetto: Luciano Bertocchi ha ritenuto di dare struttura di lingua al dialetto e ha pubblicato una grammatica e un vocabolario. Lo scrittore di fama internazionale Luigi Malerba di Berceto ha scritto Parole abbandonate, quelle dell’area Berceto, Pietra Mogolana, Solignano. L’Associazione “Manfredo Giuliani” nel 1974 pubblicava Componimenti di letteratura tradizionale lunigianese della filologa Patrizia Maffei Bellucci con i contributi di Alberto Nocentini e di Riccardo Boggi animatore culturale, generoso collaboratore del C.A. Lo studio della Bellucci si basò molto sulla registrazione su disco dei dialetti lunigianesi: era il modo più genuino di conservarli con tutti i loro non facili suoni vocalici e semivocalici, elisioni, sincopi, aferesi e apocopi. Per Pontremoli il testimone fu Quinto Savi, di lingua madre del dialetto del centro storico (“quelli del Sass) con lievi differenze con gli inurbati di Verdeno. I dialetti si differenziano anche a breve distanza, è una complessa geografia linguistica che si avverte anche nel libro Unitre, che raccoglie proverbi e modi di dire, filastrocche, conte, non senso, preghiere e canti, personaggi, località, rioni, indovinelli ricercati a Pontremoli, Succisa, Valdantena, Guinadi, Filattiera, Mulazzo. In appendice l’elenco dei 132 informatori.
In chiusura della festa il presidente ha letto versi del maestro Gigi Musetti: già si avvertiva dalla pronuncia che il dialetto non è stata la sua lingua madre.

Maria Luisa Simoncelli

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