Sabato a Firenze la cerimonia di nomina del nuovo Luogotenente per l’Italia Centrale Appenninica. Nostra intervista a S.E. Cavaliere di Gran Croce Giuseppe Michele Marrani che termina il mandato

di Gran Croce Giuseppe Michele
Marrani con il card. Gualtiero Bassetti
Quello dei Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme è un Ordine la cui costituzione risale al 1099: un’attività millenaria, dunque, legata alla Città Santa e alla sua Basilica. Nel mondo è organizzato in 60 Luogotenenze e il nostro territorio è compreso in quella per l’Italia Centrale Appenninica, dal 2018 guidata da S.E. Cavaliere di Gran Croce Giuseppe Michele Marrani che sta per terminare il suo mandato.
Sabato, 18 aprile, a Firenze, nella Basilica di San Miniato al Monte, è infatti in programma la cerimonia di assunzione dell’Ufficio di Luogotenenza con il passaggio dello Stendardo; a capo della Luogotenenza sarà S.E. Cavaliere di Gran Croce Marco Meucci. Alla cerimonia parteciperanno anche i tre nuovi Cavalieri della Delegazione di Massa Carrara – Pontremoli che all’inizio di febbraio avevano ricevuto l’investitura nella Basilica di Santa Maria Novella: si tratta di Enrico Mori, Gianmauro Figoli e Marco Affanni. Per saperne di più, abbiamo incontrato il Luogotenente uscente.
“Il mio cammino nell’Ordine – spiega il Cav. di Gr. Cr. Giuseppe Michele Marrani – è iniziato nel 2009 quando ho avuto la grazia di essere accolto nella nostra famiglia dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme”. Anni caratterizzati non solo da incarichi di maggiore responsabilità, ma anche e soprattutto di consapevolezza e di crescita.

S.E. Cavaliere di Gran Croce Giuseppe Michele Marrani è il secondo da destra
“In questi anni – conferma – ho imparato a essere Cavaliere grazie all’esempio di fratelli che mi hanno guidato con la parola e, soprattutto, con la loro testimonianza. Il mio ‘grazie’ più sincero va a Marco Rossi, mio Delegato, a Catullo Giustini e a Mons. Antonio Costantino Pietrocola: la loro eredità spirituale è stata la mia bussola”.
“Animato dal loro esempio – continua – ho cercato di servire la Terra Santa con tutto me stesso, prima come Segretario e poi come Delegato della nostra comunità di Massa Carrara-Pontremoli”.
Il pensiero va a quel giorno di nove anni fa quando gli venne chiesto di guidare la Luogotenenza. “Ricordo ancora il maggio del 2017 – racconta – quando, sul sagrato della Basilica di Santa Maria degli Angeli, mi chiesero la disponibilità per la nomina a Luogotenente. Accettai con un pizzico di incredulità: ero convinto che il mio nome servisse solo a completare una lista. Mi sembrava quasi impossibile che il Delegato di quella che amavo chiamare, scherzando, ‘la provincia più lontana dell’impero’, potesse essere chiamato a guidare la Luogotenenza per l’Italia Centrale Appenninica. Eppure, il Signore ha voluto così e, attraverso il Cardinale Edwin Frederick O’Brien, mi ha affidato questo servizio dal 9 aprile 2018”.

di Gran Croce Giuseppe Michele
Marrani, primo da sinistra
S.E. Marrani, sin dal primo giorno, ha sognato un percorso basato su gesti semplici ma profondi: scegliere l’essenziale e mettere da parte ogni forma di vanità; camminare nell’umiltà e riscoprire che il mantello indossato non è un onore, ma un abito di servizio. E nutrire lo spirito, radicando ogni azione nella preghiera e nell’amore per la Chiesa.
E ancora: ritrovare i fratelli, tendendo la mano a chi, nel tempo, si era allontanato dal nostro cammino; aver cura dei poveri, gestendo con oculatezza le risorse per far arrivare più aiuto possibile in Terra Santa; vivere la fraternità, rendendo le Delegazioni delle vere case, dove regni l’armonia.
“Ho iniziato il mandato con il cuore colmo di trepidazione, sentendo forte il peso della Croce, ma ho imparato presto una verità preziosa: essere Luogotenente non significa comandare, ma prendersi cura con amore e carità dei propri fratelli”.
Un incarico di grande responsabilità, ma nella consapevolezza che “nessuno può portare la Croce da solo, e i frutti di questi anni appartengono a tutti i membri della Luogotenenza. Ringrazio di cuore gli uomini e le donne di fede che hanno camminato al mio fianco: incontrarli in Toscana, Umbria e Marche è stato un dono immenso, che ha trasformato semplici rapporti istituzionali in amicizie fraterne, sincere e profonde”.
Sottolinea poi che l’Ordine è, e deve restare, una grande famiglia, perché “il bene che ci lega è immensamente più forte di ciò che ci divide. Indossare il mantello è il nostro modo di dire ‘sì’ a Dio, impegnandoci a proteggere le ‘Pietre Vive’ della Terra Santa. Perché Ogni volta che abbiamo sostenuto il Patriarcato Latino, non abbiamo fatto ‘beneficenza’, ma risposto a un palpito del nostro cuore. Gerusalemme resta il nostro orizzonte, come dice il Salmo: ‘Se ti dimentico, Gerusalemme, si paralizzi la mia destra…’ (Sal 137)”.
“Un dono inaspettato di questi anni – conclude – è stato il legame nato con i fratelli Luogotenenti di lingua italiana. Non siamo stati solo colleghi, ma amici veri. Auguro con tutto il cuore ai nuovi Luogotenenti di trovare la stessa intesa e lo stesso sostegno reciproco. Passo il testimone con animo sereno, certo che chi verrà dopo di me saprà fare ancora meglio per la nostra missione. Il mio servizio non finisce qui: cambiano i ruoli, ma non cambia la dedizione. Torno a essere un semplice Cavaliere, pronto a dare una mano dove ci sarà bisogno, con la stessa disponibilità di sempre. Servire, servire, servire: continuiamo a farlo insieme, ogni giorno, con gioia”.



