Il viaggio del Papa nel Principato: un orizzonte aperto  ad ogni realtà umana

“Ogni bene posto nelle nostre mani ha una destinazione universale”

Foto Vatican Media/SIR

“È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: ha un demonio. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori” (Mt. 11, 18-19); non è quindi una novità che Papa Leone venga criticato per il suo viaggio pastorale nel Principato di Monaco.
Era successo anche a Gesù. Se a qualcuno venisse in mente di leggere sul serio il Vangelo si renderebbe conto che tra le frequentazioni del Cristo c’era gente di ogni tipo: farisei, sadducei, pubblicani (gente ricca!!!) peccatori e poveracci.

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Ma il vecchio vizio della critica a prescindere persiste e continua a fare le sue vittime. È venuto Giovanni Paolo II… è venuto Benedetto XVI… è venuto Francesco… è venuto Leone XIV… si venga dalla Polonia, dalla Germania, dall’Argentina o dagli Stati Uniti l’atteggiamento, sia all’interno della Chiesa che tra i non credenti, resta spesso quello dei tempi di Cristo.
A molti non è piaciuto il viaggio, brevissimo, di Papa Leone nel Principato di Monaco per incontrare, la rima volta nella storia, quella piccola comunità ecclesiale.
Il motivo delle perplessità di alcuni nella scelta di questo viaggio sta nella peculiarità di questo minuscolo Stato: circa 39.000 abitanti con un PIL pro capite di 256.581 dollari, quasi sette volte quello italiano valutato in 43.161 dollari.

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È un noto paradiso fiscale e residenza di non pochi miliardari. È il simbolo della sicurezza, della ricchezza, di molti valori in contrasto col messaggio evangelico. Dopo i pontificati di Wojtyla e Bergoglio, attenti alle periferie del mondo e a tutte le povertà, questa scelta può sembrare anacronistica.
Di fatto si tratta di avere un orizzonte aperto ad ogni realtà umana perché l’invito ad entrare nel Regno di Dio è rivolto a tutti, ma veramente a tutti: farisei, sadducei, pubblicani, finanzieri, magnati, evasori fiscali… poveri di ogni specie.
L’andare in casa di Zaccheo, da parte di Gesù, non significa condividerne le scelte, significa dare una possibilità di salvezza. Leone XIV non va a Monaco per dire che fanno bene i furbi, che bisogna accumulare denaro. Monaco diventa un pulpito per parlare al mondo delle questioni sociali che oggi colpiscono l’umanità.

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Lì dove c’è una ricchezza straripante si ricorda che “non pochi occupano ruoli di considerevole influenza in ambito economico e finanziario”, che “ogni bene posto nelle nostre mani ha una destinazione universale” e che quindi niente deve essere “trattenuto, ma redistribuito perché la vita sia migliore”. Non la vita di qualcuno, ma la vita di tutti.
Il Papa insiste sulla necessità di “mettere i poveri al centro”, di mettere in circolo le risorse evitando di nascondere sotto terra i vari talenti. La ricchezza ha un senso se messa a “servizio del diritto e della giustizia, specie in un momento storico in cui l’ostentazione della forza e la logica della prevaricazione danneggiano il mondo e compromettono la pace”.
E mentre ricorda l’urgenza di proteggere la “dignità della persona nella custodia della vita in tutte le sue fasi”, non mancano i richiami alle guerre che dilaniano le nazioni, “sono frutto dell’idolatria del potere e del denaro: ogni vita spezzata è una ferita al corpo di Cristo. Non abituiamoci al fragore delle armi, alle immagini di guerra!”.

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“La pace non è mero equilibrio di forze, è opera di cuori purificati, di chi vede nell’altro un fratello da custodire, non un nemico da abbattere”. Per riscoprire valori che non si possono mai dare per scontati Leone invita ad approfondire la Dottrina sociale della Chiesa per diventare “esperti delle cose nuove” sulla scia della Rerum Novarum di Leone XIII.
Papa Leone col viaggio nel Principato di Monaco ha voluto probabilmente dare delle indicazioni pastorali, ma anche dei messaggi ai potenti della terra. È andato a casa del ricco epulone, per poi andare a casa del povero Lazzaro.

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I prossimi appuntamenti lo porteranno in Spagna, dove concluderà il viaggio alle isole Canarie, una delle principali rotte migratorie dall’Africa verso l’Europa, con decine di migliaia di sbarchi ogni anno.
Dal 13 al 23 aprile sarà sulle tracce di Sant’Agostino in Algeria (Algeri e Annaba, l’antica Ippona sede episcopale di SantAgostino); quindi in Africa centrale, in Camerun (Yaoundé, Bamenda e Douala); in Angola (Luanda, Muxima e Saurimo) e infine in Guinea Equatoriale (Malabo, Mongomo e Bata).
Una trasferta complessa, che tocca due Paesi in via di sviluppo, con un’attenzione particolare agli ultimi, ai poveri e a coloro che se ne prendono cura.
Anche la pace sarà uno degli obiettivi: Leone XIV si recherà infatti nella regione anglofona a nord del Camerun, dove da dieci anni è in corso una guerra civile che vede impegnate le forze armate regolari e gli indipendentisti.

Giovanni Barbieri