Sì o No? Verso il referendum il dibattito è aperto anche tra i nostri amministratori locali

Verso il referendum costituzionale sulla magistratura del 22 e 23 marzo.
I pareri di due sindaci del territorio: Matteo Mastrini (Tresana) a favore e Antonio Moriconi (Fosdinovo) contrario

Era inevitabile: il referendum costituzionale sta diventando una questione politica al di là della natura squisitamente tecnica dei sette articoli di Costituzione modificati dal Parlamento.
La discesa in campo dei leader politici e le prospettive di una vittoria del No o del Sì hanno spostato nelle ultime settimane l’attenzione sul piano dei partiti e degli equilibri interni alla coalizione di governo o alle possibili coalizioni tra le forze dell’attuale minoranza parlamentare. In quest’ultima, peraltro, il fronte del No non è compatto: invitano a votare Sì una parte del Partito Democratico, Azione e Italia Viva.
La campagna referendaria, anche se con minor enfasi, prosegue anche sui territori, con incontri pubblici proposti dai singoli comitati, ma anche a livello locale la politica sta giocando la sua partita, con sindaci e amministratori che si sono schierati in coerenza con le indicazioni nazionali dei partiti di riferimento.
Tra gli amministratori lunigianesi abbiamo raccolto le dichiarazioni di Matteo Mastrini (FdI), primo cittadino di Tresana e di Antonio Moriconi (Pd), sindaco di Fosdinovo.

Matteo Mastrini, sindaco di Tresana

Mastrini è un sostenitore della riforma costituzionale per motivi prettamente giuridici e, anzi, respinge una “polarizzazione del dibattito che non aiuta a spiegare le ragioni del Sì”.
Punto di riferimento del sindaco di Tresana è il comitato intitolato a Giuliano Vassalli, già Ministro della Giustizia, partigiano, socialista e ispiratore della riforma del codice di procedura penale accusatorio del 1988. Per Mastrini “il sistema processuale accusatorio introdotto a fine anni ‘80, con il contraddittorio nella formazione della prova e l’abbandono del precedente modello inquisitorio ha uno sbocco naturale nella separazione delle carriere dei magistrati requirenti da quelli giudicanti”.
Cosa giustifica questo percorso? Per l’esponente di FdI “il confronto paritario tra accusa e difesa davanti a un giudice terzo, rappresentano una forma fondamentale di garantismo” e l’instabilità politica dei decenni scorsi “non consentiva una riforma come quella che oggi ci apprestiamo a votare”.

Antonio Moriconi, sindaco di Fosdinovo

Diametralmente opposto il giudizio di Moriconi per il quale il No significa “votare a difesa della Costituzione da chi vuole stravolgere l’attuale equilibrio tra i poteri, sapendo che tale equilibrio è condizione necessaria per garantire un sistema realmente democratico”. Decisamente più politiche e meno tecniche le sue argomentazioni contro la riforma costituzionale.
“La scelta di modificare la Costituzione – afferma il sindaco di Fosdinovo – ha a che vedere con l’insofferenza di questo governo e della destra in generale nei confronti di tutti i poteri di controllo”. Per l’esponente del Pd “il percorso che scaturisce da questa consultazione è quello scandito esplicitamente dal Ministro Nordio: prima la riforma della giustizia, quindi del premierato e poi della legge elettorale: un percorso che porterebbe a una concentrazione di poteri”.
Punta il dito anche sui temi irrisolti della giustizia italiana, Moriconi: “la riforma approvata dal Parlamento non ha lo scopo di rendere più equo ed efficiente il sistema giudiziario, ma indebolisce l’autonomia della magistratura destrutturandola e rafforzando quindi il potere esecutivo”.
Per gli indecisi c’è ancora una settimana circa per scegliere come votare (il referendum non prevede quorum ed è sempre valido): i seggi saranno aperti domenica 22 marzo (ore 7-23) e lunedì 23 (ore 7-15).

Davide Tondani