Itinerari in Alto Appennino tra Lunigiana e parmense

Una guida escursionistica di Filippo D’Antuono appena edita da Tarka

Sarebbe riduttivo definirla solo una “guida”. Nel panorama delle pubblicazioni alla scoperta del territorio – troppo spesso improvvisate da chi conoscenza diretta della bellezze della Lunigiana non ha – l’ultimo lavoro del bolognese Filippo D’Antuono si segnala quale prezioso strumento per l’escursionista che vuole partire alla scoperta di un tratto straordinario del nostro Appennino.
“Itinerari in Alto Appennino di Parma e Lunigiana” (pagg. 312, euro 18,50) appena pubblicato dall’editore Tarka di Mulazzo nella collana “appenninica” è il settimo volume che D’Antuono, docente di agronomia all’università di Bologna, dedica all’ambiente della dorsale che unisce l’Italia.
Una produzione fuori dal comune la sua, figlia di quella passione che lo ha portato ad essere da qualche tempo guida escursionistica, accompagnatore turistico, istruttore e molto altro ancora (si veda www.piudimille.com. Straordinaria soprattutto se si pensa che ogni riga è un passo effettivamente messo davanti all’altro sui sentieri dalle Cinque Terre alla foce del Magra; da Genova a Levanto; nel Levante Ligure; nell’Appennino bolognese, fiorentino, pistoiese e pratese; in quello romagnolo; dal Mugello alla Valle del Tevere. E non pare abbia intenzione di fermarsi: in lavorazione ci sono altre guide, ancora dedicate all’Appennino tra Lunigiana ed Emilia.
Ma, si diceva, riduttivo chiamarla “guida”; lo si capisce leggendo la brevissima prefazione e una sintetica introduzione: questi itinerari in Alto Appennino sono l’occasione per riflettere su quanto è stato fatto negli ultimi decenni per l’escursionismo nelle vallate appenniniche tra il Pontremolese e il Parmense, più in generale tra la Lunigiana e il versante emiliano.

Il crinale appenninico tra la Cisa e il Cirone con il Groppo del Vescovo

Dal Trekking Lunigiana dei primi anni Ottanta e la stagione attuale della via Francigena molto è cambiato e non sempre in meglio, certo non in modo omogeneo. L’autore in poche pagine ci mette di fronte ad una situazione non omogenea di fronte alla quale l’escursionista – esperto o principiante che sia – si trova inevitabilmente una volta sceso dall’auto o dal treno, o salito in quota in bike. Dalle sue pagine non esce un giudizio, solo una descrizione che è soprattutto un invito ad avere attenzione per l’ambiente e per quei fruitori particolari che sono gli escursionisti.
Attenzione anche nei piccoli particolari. Uno su tutti la segnaletica: se è mancante è un problema serio, se è scarsa si crea incertezza, ma è sbagliato anche se ci si trova di fronte ad una ridondante. “In molti posti – si legge – ci sono cartelli di varie generazioni, con quelli vecchi non rimossi; anche questo non è un bene, dal punto di vista dell’impatto ambientale; noterete anche che cartelli nuovi sono stati fatti con materiale così inadeguato da dovere essere sostituiti dopo pochi mesi”.
Dieci pagine che dovrebbero diventare patrimonio di conoscenza soprattutto di amministratori di Enti Locali e Parchi. Nelle altre trecento pagine l’autore prende letteralmente per mano l’escursionista e lo accompagna lungo i sentieri nei due versanti dell’Appennino tra il Passo della Cisa e quello del Lagastrello, dalla Valdantena tra Previdè e il passo del Righedo, al Tecchio dei Merli da dove si dominano le valli del Bagnone e del Taverone.
Una descrizione attenta, minuziosa, lungo percorsi noti e segnati così come in sentieri riscoperti e proposti come varianti o collegamenti per escursioni ad anello di diverso impegno. Facili e quasi in piano, impegnative e dal dislivello notevole. Le prime sono, ad esempio, le camminate tra i nostri paesi di mezza costa alla scoperta di una cultura millenaria ancora leggibile nei manufatti che si incontrano numerosi; le seconde quelle che collegano gli abitati al crinale, un tempo praticate da pastori e contadini che salivano all’alpeggio e nelle quali si osserva il mutare del bosco al variare della quota e con scenari mozzafiato.
Per ogni itinerario foto, mappe e altimetri: a ciascuno il suo!

Paolo Bissoli

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