Il ‘processo’ a febbraio e all’inverno

Da una settimana, ed era ora, si è riscoperta l’esistenza di un tempo stabile e soleggiato dopo mesi in cui le finestre di sereno erano state propinate con il contagocce. Va precisato, tuttavia, che ai cieli sgombri non si è associata, fino a tutto il 26 febbraio, la nitidezza dell’orizzonte, reso opaco da aerosol atmosferico. Non si trattava di foschia, essendo l’aria finalmente asciutta, bensì di un trasporto eccezionale di polveri sahariane, che per diversi giorni hanno reso il colore del cielo biancastro, giallognolo o comunque di un celeste molto smorto a seconda del prevalere delle correnti aeree e delle regioni sorvolate. è stato solo il 28 che, al prevalere di un vento più deciso di tramontana fin dal pomeriggio precedente, la vista è apparsa nitida e non più condizionata da quella sorta di caligine. L’ottima visibilità ha poi inaugurato anche il primo giorno di marzo.
Della settimana in esame, che ha visto succedersi vari giorni molto simili fra loro per temperatura, stato del cielo e altri valori dei restanti elementi climatici, va senz’altro dedicato spazio a mercoledì 24: una componente favonica eccezionale, infatti, ha determinato temperature massime da primato, segnatamente in alta Toscana e in Friuli-Venezia Giulia. Esorbitanti i 23,4°C registrati a Pontremoli, che hanno sancito il sorpasso del vecchio record di febbraio, pari a 22,0°C, che risaliva al 23.02.1990. A livelli eccelsi per fine inverno si è spinto pure il termometro di Villafranca-Ghiaione, toccando ben 24,8°C e rasentando perciò gli straordinari 25°C del 23.02.1990, quando le letture non avevano ancora il dettaglio dei decimali e tenevano conto dei gradi interi o, al più, del mezzo grado.
Al confine NE d’Italia, Gorizia ha raggiunto addirittura 25,6°C staccando di oltre 3°C il tetto massimo mai sperimentato nel più corto dei mesi. Dato spazio a quest’ultima sua bizza, lo si può classificare adeguatamente: un febbraio nel complesso molto mite, benché interrotto a metà del suo corso da un episodio gelido, prettamente invernale, ma non sufficiente a bilanciare il surplus termico accumulato.
Un paio di gradi abbondanti sopra la norma 1991-2020, pertanto, hanno segnato il terzo ed ultimo mese invernale. A Pontremoli, i 7,8°C di media eccedono di 2,2°C il riferimento detto e collocano al sesto posto a partire dal più mite il febbraio 2021, in quest’ordine: 1966, 2007, 2014, 2020, 1926 e 2021.
Le precipitazioni si sono avvicinate ovunque, in provincia, al totale normale atteso sia in quantità che in frequenza, concentrandosi però, essenzialmente, nella prima decade; sono caduti 132,4 mm a Pontremoli, 128,6 mm a Villafranca, 157,6 mm a Gragnola e 118,8 mm a Massa. Il mese non è stato molto soleggiato e solo gli ultimi giorni hanno ribaltato, in parte, una scarsità di eliofania molto marcata fino al 20: si sono contati, infatti, 8 giorni del tutto privi di sole e altri 7 in cui è comparso per meno di un’ora.
L’anticiclone di fine mese, se ha evitato che febbraio risultasse il più cupo da oltre trent’anni, non è bastato a far sì che altrettanto valesse per l’intera stagione invernale 2020-21, segnata dalla abominevole copertura nuvolosa di dicembre e da quella poco meno elevata di gennaio. Sommando le ore allietate dalla presenza del nostro astro maggiore dal 1° dicembre al 28 febbraio, si arriva a 221, il peggior risultato da 27 anni (un inverno ‘normale’ ne conta almeno un centinaio in più).
L’inverno 2020-21, che certo sarà ricordato per la strepitosa quantità di neve caduta oltre i 1000 metri e per la presenza, durata settimane, della neve a partire da quote di 500-600 m, non può strappare comunque un giudizio benevolo.
Proprio per la sua eccessiva oscurità (16 giorni sereni, 21 misti e 53 coperti), la forte umidità dominante fino a pochi giorni dal termine, l’estenuante durata delle precipitazioni (pioggia per complessive 486 ore!), arrivate a cumulare qualcosa come 942,0 mm (5° inverno più piovoso dal 1878), per tutti questi tratti che lo qualificano come una ‘iniqua stagion, triste agli armenti’, pur considerando la mite temperatura complessiva – nono inverno meno freddo da quasi un secolo – è da augurarsi che, in vesti simili, tardi il più possibile a ripresentarsi in futuro.

a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni

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