Primavera o prima-verno? Il marzeggiare di marzo

Il marzeggiare di marzo si può esprimere in vari modi: a suon di precipitazioni (non è il caso di quest’anno, finora piuttosto asciutto), oppure alternando i primi tepori a ritorni di freddo invernale o, ancora, grazie alla forte agitazione atmosferica (burrasche di vento) o ad una marcata instabilità.
Talvolta, nelle edizioni marzoline più selvagge, ciò è avvenuto con l’apporto di tutte le componenti descritte. Il mese in corso non ci sta trattando neppure così male, a dire il vero, ma va tenuto conto dell’andamento stagionale pregresso, che ha visto un inverno ‘smidollato’ seguito dalle incertezze attuali: troppo poco freddo quando sarebbe stato bene che lo fosse, e ora, con il risveglio della vegetazione molto anticipato, ecco la stasi o persino il dietrofront dei termometri.
E si badi bene: le temperature si sono assestate su valori superiori alla norma per tutta la prima metà di marzo, eccetto il 14, e ne sono scese al di sotto solo qualche volta, finora, nella seconda in corso. Ne sono la prova visibile le precoci fioriture, che non hanno subito battute d’arresto, ma potrebbero andare incontro al peggio nei prossimi giorni qualora le previsioni fossero rispettate.
Nella settimana, in esame, è da segnalare mercoledì 18, che ha recato un sensibile calo termico, manifestatosi nelle ore centrali e pomeridiane, il che lo ha fatto percepire ancora meglio.
La tramontana, già presente nei giorni precedenti, si è irrigidita ed intensificata, soffiando a forti raffiche durante la mattinata; un imponente Stau, sbarramento nuvoloso dovuto all’orografia, si è formato a ridosso del crinale appenninico tosco-emiliano e qualche goccia è caduta nel mezzodì e nel primo pomeriggio. L’avvezione di aria più fredda, però, ha interessato solo di striscio le nostre regioni, al punto che la sera la temperatura si è mitigata risultando più alta rispetto a quella delle ore 13-14.
Il sereno è tornato a dominare la scena il 19 e il 20, mentre il vento, sempre da Nord, è andato acquisendo caratteristiche favoniche. Nelle campagne del fondovalle, laddove l’aria affluita si è potuta adagiare nottetempo, le temperature minime sono scese anche un poco sottozero con lievi gelate.
Scarsa, invece, la formazione della brina a causa dell’aria asciutta. Il sole di giovedì e di venerdì non era destinato a illuminare indisturbato pure il sabato e la domenica: è dovuto scendere a patti con una diffusa nuvolosità, specialmente diurna, che si è imposta maggiormente sabato, non senza aver recato qualche modesta precipitazione.
Intorno alle 16-17, infatti, gocce, piovaschi e, molto localizzato, qualche rovescio, hanno bagnato le convalli lunigianesi. In entrambi i giorni, assai indebolito nell’intensità rispetto a mercoledì, ha sempre vegliato un flusso di correnti settentrionali, puntualmente ripreso anche lunedì 23 e martedì 24, dopo la prevalente, ma non generale, calma notturna.

a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni