L’interruzione del periodo asciutto, instauratosi a metà marzo dopo settimane di precipitazioni quasi continue, tarda a sua volta a cedere il passo alle piogge di aprile, che nel nostro clima sono uno degli ‘appuntamenti’ più sicuri.
Non per niente, esistono proverbi ben noti come quelli richiamati tante volte: “aprile, ogni giorno un barile”, “quattro aprilante, quaranta dì durante”, “aprile non ti scoprire”, “quando aprile mette il muso, fuoco acceso e uscio chiuso”, fino al più drastico “chi ha visto tre bei mesi di aprile, può anche morire”, a sancire quanto sia difficile godere di bel tempo per molti giorni di seguito nel mese centrale della primavera.
S’intende che, ogni tanto, viene pure la volta di mesi di aprile più tranquilli, sorta di eccezioni che confermano la regola opposta. Non è detto che l’aprile 2026 abbia intenzione di ‘tenere duro’ in prevalenza asciutto fino al suo spirare, ma la prima metà, indubbiamente, si è comportata – meteorologicamente parlando – in maniera a dir poco insolita.
Per non andare subito a scavare nel passato più remoto, torna alla mente la primavera 2020, funestata dal Covid, che vide una successione di giorni sereni nella prima metà d’aprile non molto diversa da quella occorsa quest’anno. La differenza sostanziale con l’episodio attuale fu l’essere costretti a vivere quelle belle giornate (che inclusero pure le feste pasquali) sequestrati in casa.
Altre edizioni di aprile generose di bel tempo si ebbero poi nel 2011 e 2007. Rimontando più indietro negli anni, si possono citare i casi eclatanti del 1955, 1893, 1844 e 1825, caratterizzati soprattutto dalla scarsità di precipitazioni. Il totale dell’aprile 1955 fu di appena 0,6 mm.!
In aprile, sono da mettere in conto 130-140 mm, distribuiti in una dozzina di giorni. In Lunigiana, a fondovalle, i mesi di aprile più piovosi superano i 300 mm e quelli da primato oltrepassano i 400 mm; tali copiosi apporti arrivano a interessare 20-22 giorni sui 30 del mese, come accaduto ad esempio nel 1879, 1918, 1956, 1989, 1998 e 2012.
Per tornare al nostro aprile asciutto, a tratti pure ventoso, vanno ricordati nella cronaca i tre giorni consecutivi dal 7 al 9, trascorsi quasi completamente esenti dalla comparsa di nubi, eccetto rari e fugaci cirri e minimi cumuli fratti. Il regime di brezza, con un tempo così stabile, è risultato regolarissimo e non privo di una certa componente sinottica che lo ha vivacizzato nelle ore diurne.
Mezzo e mezzo è risultato invece venerdì 10, dalle ore mattutine ingrigite da compatti stratocumuli stratiformi. Sabato 11, però, ha vinto il sole, in attesa del modesto peggioramento di domenica 12 e lunedì 13, conclusosi con la mattinata di oggi, martedì 14.
La perturbazione arrivata dopo settimane di asciutto non è stata ‘democratica’ nel dispensare la pioggia: arrotolatasi intorno al minimo depressionario che si è approfondito sul Mar Tirreno, ha richiamato venti di scirocco da un lato e venti di maestrale dall’altro, lasciando in ombra molte regioni della Penisola.
Con le correnti da scirocco-levante risalite lungo l’Adriatico e giunte in Lunigiana dai quadranti settentrionali (falsa tramontana, diversa dalla più produttiva tramontana scura), le nostre convalli si sono ritrovate in ombra pluviometrica e la coltre di nubi si è limitata a lasciar cadere solo pochi mm, salvo circoscritte eccezioni.
a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni



