Aprile termina ‘dandosi una mossa’

18meteoL’ aprile ormai inoltrato si era deciso a dare qualche pioggia (tra il 19 e il 21) e allo stesso modo si sta avviando a chiudere il mese, in gran parte trascorso però all’asciutto e con tanto sole, fuori da ogni regola del solitamente bizzoso meteo primaverile. Dai residui piovaschi e dall’aria un po’ più fredda del 21, giornata tutta percossa da forte vento settentrionale, si è passati gradualmente a condizioni più soleggiate il 22, ancora travagliato dalla tramontana, e poi al pieno soleggiamento dei giorni 23 e 24: questi due ultimi, in concomitanza di una ripresa delle temperature massime, hanno visto quelle minime scendere di nuovo a picco a motivo del forte irraggiamento notturno seguìto all’avvezione di aria più fresca e asciutta.
Sabato 25, d’altro canto, l’incipiente affermarsi di una massa d’aria appena più umida ha consentito una certa copertura nuvolosa nelle ore mattutine, mentre il pomeriggio sono tornate le schiarite.
Il regime di brezza si era ristabilito il 24 e si è distinto per regolarità e vivacità anche il 25 e il 26, evidentemente incentivato, oltre che dalla ritrovata stabilità atmosferica, anche dalle correnti aeree di provenienza occidentale. Ciò ha comportato un lieve calo delle temperature massime già nella fase prefrontale dopo il picco dei giorni 23 e 24.
18meteo_tabellaA seguire, in perfetto accordo con quanto previsto fin da martedì 21, la copertura nuvolosa è andata intensificandosi lunedì 27 per poi sfociare nel tempo piovoso di martedì 28. In generale, si è trattato di pioggia debole /moderata con occasione per qualche rovescio sparso un po’ più ardito. Limitate porzioni, o meglio ristrette striscie di territorio apuano, hanno tuttavia sperimentato anche temporali di forte intensità e accompagnati da grandine: apporti di 40-50 mm sono scesi in poco tempo, come segnalato sia presso la costa (fra Avenza e Marina di Carrara) sia nella Lunigiana orientale (Gragnola: 54 mm fino alle ore 16).
L’emergenza covid-19, per passare a considerazioni diverse, non ha finora impedito la normale attività di misura e di osservazione e il controllo degli strumenti. Si è reso necessario ridurre al minimo essenziale le letture dirette confidando sulla contemporanea rilevazione in continuo tramite strumenti meccanici e automatici.
Diversa era la situazione un tempo, quando le misure erano tutte eseguite direttamente da operatore a orari stabiliti. Negli osservatori storici, perciò, in occasione di guerre, epidemie o altri eventi eccezionali, non è infrequente rinvenire qualche parziale e, in genere, breve lacuna nei dati per cause belliche o in seguito a terremoti o altre calamità.
La serie di Milano-Brera, ad esempio, in occasione delle famose “cinque giornate” del marzo 1848, presenta un accorpamento dei dati pluviometrici e non dispone degli estremi termici dei singoli giorni dal 18 al 24 marzo compresi. Sui registri, si possono ancora leggere le note vergate con l’inchiostro 172 anni fa: “Principio della rivoluzione che liberò l’Italia dalla straniera dominazione” e “Insurrezione delle cinque giornate contro il dominio austriaco”.

a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni

 

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