In quale direzione va l’ Europa?

Un tour di quattro tappe nell’attualità politica dell’Unione aiuta a comprendere meglio il momento

General view of plenary session Week 3 2017 in Strasbourg
General view of plenary session Week 3 2017 in Strasbourg

Un tour dell’ Europa in (almeno) quattro tappe può aiutare a comprendere meglio in questi giorni se e in quale direzione si muovono i Paesi europei e l’Ue nel suo insieme. La prima tappa ci porta nel Regno Unito dove è in corso il congresso del partito conservatore.
I Tories, alla guida del governo, appaiono lacerati e confusi. Pur avendo rivinto da non molto le elezioni, per dirla a chiare lettere, non sanno che pesci pigliare riguardo alla Brexit. Hanno vinto il referendum, assieme all’euroscettico Nigel Farage, hanno “fatto fuori” Cameron; hanno dato vita a un esecutivo sostenuto da una debole maggioranza parlamentare; ma ora si dimostrano incapaci di gestire le trattative con l’Ue per un divorzio consensuale e senza eccessivi svantaggi per i cittadini britannici.
parlamento_europeoIl rischio è che l’uscita dall’Unione europea possa lasciare Londra isolata frenando l’economia, e che l’affermazione di “indipendenza” del Regno Unito… crei problemi proprio alla sua integrità, riaprendo vecchie divisioni tra Inghilterra e Scozia e vecchie ferite tra le due parti dell’Irlanda. Senza contare il rischio che la stessa Theresa May possa finire impallinata dal “fuoco amico” del suo stesso partito.
In Lussemburgo – seconda tappa del nostro tour in Europa -per due giorni i ministri delle finanze dell’Eurozona e dell’Ecofin (Ue28) daranno vita a un serrato confronto su conti pubblici, unione economica e monetaria, situazione dell’economia reale… Prevarranno i numeri, quindi, ma non saranno relegati in secondo piano i problemi reali della tenuta della moneta unica, della sostenibilità dei bilanci dei Paesi membri, della promozione di una crescita che crei occupazione.
Purtroppo l’Italia sarà ancora una volta sotto la lente di ingrandimento perché l’ Europa chiederà al ministro Tria le ragioni dell’annunciato sforamento del deficit strutturale, dall’auspicato 1,6 al temuto 2,4%. Chi conosce l’abc dell’economia sa che deficit fuori controllo e debito in rialzo possono significare nuove sventure di lungo periodo per le tasche degli italiani.
La terza tappa è in Macedonia, dove il referendum di domenica scorsa sul nuovo nome del Paese – Macedonia del Nord – avrebbe potuto consentire a Skopje di fare un deciso passo avanti verso l’Unione europea e la Nato. La consultazione ha però fallito il quorum e ora la palla torna in Parlamento, dove si attende una battaglia feroce, che potrebbe sfociare in un ritorno alle elezioni generali. Un chiaro esempio di attaccamento a un vecchio e sterile nazionalismo che inchioda il Paese al passato.
Infine, Strasburgo, dove da lunedì a giovedì si sta tenendo la plenaria dell’Europarlamento che è – o dovrebbe essere – la voce dei cittadini. Aspri confronti sono attesi tra europeisti ed euroscettici. A soli nove mesi dalle elezioni che rinnoveranno la composizione dell’Assemblea sarà interessante verificare se in effetti a Strasburgo l’Europa si riconosce unita, sia pure nella diversità, oppure se le forze disgregatrici stanno prevalendo, per poi imporsi definitivamente al voto del 23-26 maggio. Con tutte le conseguenze del caso.

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