Quando la Bussola portò la  nuova musica e i nuovi cantanti

La “creatura” del visionario Sergio Bernardini in Versilia fu simbolo dell’Italia post bellica. Ne ha parlato all’UniTre Pontremoli-Lunigiana il prof. Alessandro Volpi

Una delle sale della mostra

L’Italia contemporanea è messa in mostra a Seravezza seguendo un percorso inedito e speciale: è la via della nuova musica portata in Italia dai soldati americani, che ballavano il twist e improvvisavano i ritmi del jazz, la pop e la discoMusic, lo swing. Comune e Fondazione Terre Medicee presentano la mostra che, aperta in palazzo Mediceo dal 12 aprile, resterà fino al 29 settembre.
In chiusura del 35° anno di attività culturali e relazionali dell’Università delle Tre Età sezione di Ponremoli-Lunigiana, la mostra è stata presentata dallo storico Alessandro Volpi, che ne è un fondamentale organizzatore. Il manifesto-logo presenta un grosso grappolo di cantanti italiani e internazionali che sono esplosi in fama tenendo concerto al locale notturno La Bussola in Versilia.
Creatura di Sergio Bernardini, è stato il centro ardito e amato di divertimento e di cultura di alta qualità, documenta i diversi processi di trasformazione in corso tra 1950 e 1980 in Italia, documentati e conservati nel ricchissimo Archivio della Bussola: Divismo, Settacolo, Cultura è una rassegna che espone molto materiale inedito raccolto nelle moltissime attività svolte nella struttura fatta costruire da un imprenditore audace e di grandi orizzonti, un ottimista costruttivo (diversamente dal pessimista che non fa niente perché le cose ritiene che non possano migliorare). Scoprì e rese famosi uomini dello spettacolo in numero sorprendente. La loro citazione è davvero lunga e non ci sono tutti.
Per la prima volta De André cantò in pubblico alla Bussola e anche Mina, la grande che ha come un’orchestra nelle corde vocali, esordì Gassman col “Mattatore” in tv, raggiunsero il successo Celentano, Paoli, Jannaci, Gaber, O. Vanoni, Peppino di Capri, Califano. Tennero concerti R. Carrà, L. Battisti, Cocciante, Baglioni.
Dive di grande talento entrarono nel locale di Bernardini, figure ai vertici si fermarono: erano M. Dietricht. J. Bakér, G. Roges, Ch. Aznavour profugo dall’Armenia, E. Fitzgerald, L. Amstrong, Ray Charles.
Accanto alla grande struttura fu costruito il Bussolotto, locale per i Vip, qui suonava jazz Romano Mussolini, Chet Baker, Joao Gilberto, R Pellani. Fu organizzata Bussoladomani, il primo teatro-tenda in Italia, poteva accogliere fino a seimila spettatori. La Rai, nata nel 1954, organizzò alla Bussola le prime trasmissioni in esterna.
Il locale, comprato all’inizio con altri piccoli cinque negozi a Viareggio, diventò simbolo della nuova Italia postbellica, dava prestigio e notorietà e da lì in un certo senso iniziò la contestazione del Sessantotto, giovani protestarono contro la clientela di lusso la notte di Capodanno e intervenne la polizia.

“Divismo, Settacolo, Cultura”: f
ino al 29 settembre nel Palazzo Mediceo a Seravezza

Il manifesto della mostra di Seravezza

Un’occasione da non perdere per rivivere le emozioni che la musica e gli interpreti di quei decenni hanno saputo trasmettere o per conoscere una stagione probabilmente irripetibile.
La mostra “Divismo, Spettacolo, Cultura. 1950-1980”, allestita fino al 29 settembre (attenzione agli orari di visita: cambiano a seconda del periodo) a Seravezza negli spazi del Palazzo Mediceo, patrimonio mondiale Unesco, è un vero e proprio viaggio nella Versilia che inizia sul finire degli anni Quaranta e prosegue per quattro decenni.
Musica e costume, star e “mattatori”, ambizioni e contraddizioni. Questo e molto altro è passato per la Bussola, il Bussolotto e Bussola Domani, un caleidoscopio di comparse divenute spesso protagoniste di quella stagione che ha caratterizzato l’Italia del boom economico e la successiva disillusione.
Il percorso mette in mostra veri e propri cimeli, originali, usciti per la prima volta dagli archivi, soprattutto quello della famiglia di Sergio Bernardini, un “migrante” capace di portare in Versilia idee da grande visionario.
Fotografie, manifesti, locandine, giornali e riviste; e le voci di alcuni dei protagonisti di quegli anni molto ben proposte nei video che accompagnano il “viaggio” lungo le sale del Palazzo.
A tessere la trama di quell’irripetibile stagione, legando la narrazione dei testimoni è il prof. Alessandro Volpi, uno dei due curatori di una mostra che resterà nella memoria. (p. biss.)

 

L’entrata alla mostra in Palazzo Mediceo a Seravezza

Il profilo biografico rende presto e bene la straordinaria forza imprenditoriale dell’impresario Bernardini, un protagonista della vita artistica ed economica italiana e di tutto l’Occidente. Un toscano di Altopascio; ma il padre per ragioni di lavoro migrò in Francia.
Sergio è nato nel 1925 a Parigi, città che espresse al massimo nel mondo una cultura di avanguardia in tutte le arti e ebbe influenza sulla sua formazione di creatore di una cultura dello spettacolo.Dopo la rivoluzione della nuova storiografia delle “Annales” tutto diventa storia, quindi anche la musica, la canzone, i nuovi spettacoli. serate, concerti danno spessore di realtà all’immaginario altrettanto come la realtà materiale Bernardini come un Ulisse moderno di multiforme genialità emerge da questa originale mostra.
In 26 sezioni e nove sale del palazzo – che nel 1555 Bartolomeo Ammannati costruì per Cosimo I Medici e fu dimora estiva granducale – raccoglie lettere dei divi dell’universo audiovisivo, locandine, dischi, fotografie e riviste, fa rivivere valori di sempre accanto a trasformazioni che Sergio Bernadini dentro la storia e dentro la memoria ha interpretato meglio di ogni altro in Italia e ha inoltre lanciato la Versilia territorio di eccellenza non solo balneare. Morì nel 1993 in un incidente stradale.

Maria Luisa Simoncelli