Tanto poco per una “bidella” e un insegnante neo assunto

Da tempo autore consolidato all’interno di un mondo particolare, la narrativa di Marco Lodoli procede con implacabile sicurezza confermata da questo suo ultimo Tanto poco (Einaudi, pagg. 93,15 euro).
Dal suo esordio nel 1985 con “Diario di un millennio che fugge” ai più recenti “Paolina” (2018 ) o “Il preside” (2020) senza dimenticare la trilogia I principianti e molto altro, ci ha fatto attraversare un mondo popolato da esistenze che sarebbe riduttivo anche definire defilate.
Sono raffigurazioni minimali di esistenze impalpabili, abitanti di un mondo ignorato e negletto che con determinata certezza portano il loro ruolo nel mondo con semplice dignità coniugata il più delle volte con aspirazioni totalizzanti all’interno di nessuna possibilità di realizzazioni ma non per questo incapaci di sollevare lo sguardo per la necessaria richiesta di felicità.
È il caso di una dipendente di una scuola della periferia romana, bidella era una volta la definizione, che si innamora di un insegnante alle prime armi nello stesso istituto. Di lei non sapremo mai il nome ma semmai pian piano ne conosceremo il senso dell’esistenza. Di modeste origini e cultura, di pervicace volontà e capacità nel suo lavoro, un’unica amica dai tempi delle elementari, ordinata e metodica all’interno di una personalità sfuggente quanto determinata all’interno di un sogno impossibile passerà la vita seguendo in parallelo le vicende del suo uomo incantato: un insegnante neo assunto.
Questi si cimenterà anche nella scrittura con ottimi esiti all’esordio per un progressivo declino, metterà su famiglia e la perderà senza minimamente accorgersi per più di trent’anni dell’esistenza della donna che addirittura chiama col nome sbagliato.
Il mondo della scuola nei suoi meccanismi è affrontato con consapevole ironia e perfida precisione (lo scrittore è un’insegnante fattosi autore) mentre il mondo esterno aleggia nei toni di una pericolosa indeterminatezza.
Attraversato da momenti dark (forse attribuibili a momenti onirici) la storia convince attraverso una scrittura piana ed avvolgente in cui i valori della tenerezza virano verso un senso di purezza estrema e di rispetto verso persone che per una volta riescono ad affacciarsi ai balconi della consapevolezza di una felicità possibile per una esistenza che segue il suo svolgersi all’interno di una finzione di un’amore tanto esclusivo quanto segreto e lontano dalla realtà del possibile. O no?
Per me Lodoli, come sempre, riesce nell’intento, vediamo per i lettori.

Ariodante Roberto Petacco