Il dono dello Spirito Santo

Domenica 8 giugno – Solennità di Pentecoste
(At 2,1-11; Rm 8,8-17; Gv 14,15-16.23b-26)

“Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste”: non stava finendo quel giorno, perché erano appena le 9 del mattino (At 2,15), ma stava finendo il tempo pasquale dei cinquanta giorni, inteso come se fosse un giorno solo.
Il dono dello Spirito nel cinquantesimo giorno di Pasqua è il coronamento di tutta la missione di Gesù, come aveva detto Lui stesso: “Se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi” (Gv 16,7).
1. Tutti furono colmati di Spirito Santo. Il dono dello Spirito, presenza di Gesù nella storia della Chiesa, trasforma interiormente i discepoli, li rende capaci di partecipare alla celebrazione dei misteri divini e li impegna a continuare nella storia la stessa missione di Gesù, come si dice nella liturgia: “Perché non viviamo più per noi stessi, ma per lui che è morto e risorto per noi, ha mandato, o Padre, lo Spirito Santo, primo dono ai credenti, a perfezionare la sua opera nel mondo e compiere ogni santificazione” (Pr. Eucar. 3).
2. Lo Spirito Santo che il Padre vi manderà vi insegnerà ogni cosa. La presenza di Gesù nella sua Chiesa è possibile per il dono dello Spirito: Egli è il grande artefice e protagonista della vita della Chiesa, la quale per opera sua può dirsi lo stesso Figlio di Dio che si manifesta perpetuamente tra gli uomini in modo umano, continuamente rinnovato, quasi una perenne incarnazione, e la Chiesa si manifesta nella storia come il prolungamento della missione stessa di Gesù.
Dice il documento conciliare sulla Chiesa: “È lo Spirito che introduce la Chiesa nella pienezza della verità, la unifica nella comunione e nel ministero, la provvede e dirige con diversi doni gerarchici e carismatici, la abbellisce dei suoi frutti” (LG 4,4). Lo Spirito è nella Chiesa in modo analogo a come l’anima è nel corpo (LG 7,7); e la Chiesa, consta di un duplice elemento, uno umano, visibile, esterno, l’altro divino, invisibile, interno, così come Cristo è Dio-uomo, verbo-carne: “Per una analogia che non è senza valore [il mistero della Chiesa] è paragonato al mistero del Verbo incarnato.
Infatti, come la natura assunta serve al Verbo divino da vivo organo di salvezza, a lui indissolubilmente unito, così in modo non dissimile l’organismo sociale della Chiesa serve allo Spirito di Cristo che la vivifica, per la crescita del corpo” (LG 8,1).
3. Coloro che sono guidati dallo Spirito, sono figli di Dio. Lo Spirito Santo scrive nel cuore e nella vita di ogni battezzato un progetto d’amore e di grazia che ci aiuta a metterci in sincerità davanti ai grandi interrogativi del nostro cuore: da dove vengo, dove vado, chi sono, qual è il fine della vita, come posso impegnare il mio tempo.
Inoltre apre la strada a risposte coraggiose ed abilita ad offrire il personale e insostituibile contributo di ciascuno per il progresso dell’umanità sulla via della verità e della giustizia.

† Alberto