La solenne celebrazione nella chiesa di San Pietro è stata presieduta dal card. Eijk
Affonda la sua storia in epoca medioevale la festa di San Marco ad Avenza, un evento che raduna migliaia di persone. Gli avenzini che abitano il paese e quelli che tornano proprio per la festa; chi è attirato dalla fiera – una delle più grandi ed interessanti del territorio – e chi arriva da parenti e amici a gustare l’impareggiabile torta di riso che profuma le strade del paese fin dal giorno prima.
In questa cornice di festa paesana, non passa in secondo piano il festeggiato e il parroco, mons. Marino Navalesi, per dare risalto alla solennità, ha ospitato il card. Willem Jacobus Eijk, primate d’Olanda e arcivescovo di Utrecht.
Medico e teologo, unisce la formazione scientifica a una solida preparazione teologica che lo distingue per la rigorosità nelle delicate questioni della bioetica contemporanea. Nei suoi interventi emerge la coerenza e la fedeltà al magistero cattolico, soprattutto sui temi legati alla vita, alla dignità della persona e alla morale.
Alle 10,15, alla porta medioevale del paese, ad attendere il cardinale erano, insieme al parroco, il vescovo Mario, il vescovo emerito Alberto, la sindaca Serena Arrighi, il maresciallo dei Carabinieri di Avenza, la Confraternita del Ss.mo Crocifisso, una rappresentanza dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio e la banda musicale cittadina.
Tra le campane a festa e le note della banda musicale il corteo è giunto alla chiesa parrocchiale gremita di fedeli. Il coro ha intonato il solenne canto dell’Ecce sacerdos magnus e il cardinale ha fatto il suo ingresso benedicendo i fedeli.
Significativa l’omelia, incentrata sulla figura di Marco e proposta come autentico cammino di crescita nella fede. Marco è stato capace di trasmettere con fedeltà il Vangelo ai popoli pagani, facendosi interprete della testimonianza dell’Apostolo Pietro.
Un percorso non privo di difficoltà: Marco sperimentò anche la fatica e la paura, fino a ritirarsi durante il primo viaggio missionario con San Paolo. Tuttavia, attraverso questo limite, maturò e divenne annunciatore coraggioso e fedele, fino alla testimonianza suprema del crudele martirio.
Commentando le parole del Vangelo sui segni che accompagnano i credenti, il card. Eijk ha invitato a non fraintenderle come una ricerca del pericolo, ma a comprenderle come promessa della presenza di Dio nelle prove.
I “serpenti” di cui parla Gesù diventano così immagine del male, delle difficoltà, dell’indifferenza e della derisione che “mordono” ancora la Chiesa. Da qui l’invito ai fedeli: non lasciarsi scoraggiare dalle prove, ma confidare nella forza di Cristo, che sostiene e rende possibile la testimonianza.
Fabio Menconi



