Albiano: “Belvedere”, il castello scomparso

Una località ancora parzialmente avvolta nel mistero, che fu all’origine di uno dei primi toponimi del luogo

Rappresentazione di Albiano in una mappa del 1622

Il documento 427 del Codice Pelavicino suggerisce altri elementi utili per delineare la storia del borgo di Albiano: nel 1231, al tempo della costruzione del castello di Belvedere, gli uomini della comunità si erano impegnati con il vescovo Guglielmo ad osservare gli Statuti che erano stati emanati in quell’anno.
Se il documento parla di Albiano significa che il toponimo esisteva già, ad esempio legato alla chiesa di San Martino, così come ne esistevano altri. Cito nel particolare il Groppo dal quale già nel 1196 proveniva tale Grugno del fu Rimpo che stabiliva con l’abate Rolando del monastero di Ceparana un contratto per la concessione di beni immobili.
Esisteva a quell’epoca anche il toponimo Belvedere dove il vescovo Guglielmo fece costruire, probabilmente per motivi di crescita demografica o strategici, un castello custodito dagli uomini di Albiano che, 35 anni dopo, chiederanno di abbandonare per la scomodità del luogo.
Anche se il toponimo Cordola, aveva suggerito ad alcuni studiosi una possibile identificazione di Belvedere nei pressi di quella località, patria di Ferro sindaco degli uomini di Albiano già nel 1256, il luogo restava soltanto un nome. A risolvere, almeno in parte, la questione è una carta di Matteo e Panfilio Vinzoni del 1756, stilata come documento di una verifica dei confini tra la Repubblica di Genova ed il Granducato di Toscana.

Veduta aerea di Albiano

Qui compare il toponimo Belvedere rivelando almeno una traccia, fino ad oggi nascosta, della presenza dell’antico castello vescovile. Era situato al termine della dorsale che dall’Appennino discende fino alla Magra, in direzione del ponte medievale, di cui esistono ancora i ruderi, antico tracciato preistorico, medievale e moderno, controllato dall’alto dalla rocca vescovile di Caprigliola di cui Belvedere, nell’ottica restauratrice del vescovo Guglielmo doveva essere, in qualche modo l’antemurale.
Ma il sogno della riorganizzazione territoriale del presule s’infranse contro le prerogative imperiali di Federico II che lo esiliò per un decennio (1241-1251) in Puglia.
Non sappiamo cosa fu di Belvedere in quel periodo, né che cosa avvenne delle sue strutture murarie oggi, per quanto ne sappiamo, completamente scomparse. La fondazione di Albiano risale alla metà dell’ultimo ventennio del governo diocesano di Guglielmo quando all’antica corte del Groppo furono aggiunte le abitazioni degli uomini che, considerando troppo scomodo abitare a Belvedere, chiedevano una nuova sistemazione per loro e per le loro famiglie.
Il vescovo accogliendo la proposta assegnò il nome di Albiano al nuovo insediamento consolidando il distretto territoriale di cui divenne comune, poi subentrarono i Malaspina ed infine i Fiorentini che chiusero definitivamente l’anello delle mura con l’unica porta inferiore detta Medicea. Penso che potrebbe essere interessante, almeno indagare, sulla collocazione di Belvedere, forse non troppo distante dall’attuale confine regionale, già granducale, podestarile e comunitario, tracciato principalmente a mezzacosta, teso a tutelare gli interessi sia degli Stati confinanti che delle comunità locali di Albiano e di Bolano.

Roberto Ghelfi