Agostiniani: una forte presenza anche in  Lunigiana

Il primo convento venne fondato a Fivizzano a seguito di una bolla del 1391. Nel 1474 gli Agostiniani arrivarono a Pontremoli. Nelle due città erano anche conventi di monache. Presenze anche a Bagnone e a Pozzo di Mulazzo

Frati Agostiniani raffigurati nell’affresco nel refettorio dell’ex convento alla SS. Annunziata di Pontremoli

Il fatto che Papa Leone XIV abbia subito dichiarato di essere “un figlio di Sant’Agostino, un agostiniano”, ha riempito di orgoglio i Fivizzanesi, consapevoli di aver avuto come concittadini, per moltissimi anni, proprio gli Agostiniani, alcuni di famiglie locali, con incarichi di grande importanza. Fivizzano, infatti, fu sede di un convento, che ora ospita, al piano terra, la biblioteca “Gerini”.
Fu il secondo ad essere fondato di tutto l’Ordine, in seguito alla bolla del 27 giugno1391, da fra’ Giacomo da Montalcino e costruito “per volere di Nicolò Malaspina, signore della Verrucola e di Fivizzano”.
I frati disponevano della chiesa di San Giovanni, “fondata da Puccio di Duccio della Verrucola Bosi nel 1335 e consacrata nel 1336”, come ricorda una lapide spezzata. Una discendente di Puccio fu Andreola Bosi, madre del futuro Papa Nicolò V.
Nel corso dei secoli il convento cambiò più di una proprietà e l’ultimo acquirente fu, nel 1979, il Comune. Su consiglio di Pier Carlo Vasoli, medico e storico, fu tolto dalle pareti uno strato di calce e riportate alla luce pitture (fine XVI, inizio XVII sec.) di Michele Angelo da Fivizzano, che raccontano episodi della vita di Sant’Agostino.

Uno dei locali della biblioteca “Gerini” di Fivizzano, nell’antico convento degli Agostiniani

Illustre agostiniano fivizzanese fu Leonardo da Valazzana, vissuto nella seconda metà del secolo XV e morto nel 1526. Fu per alcuni anni nel convento di Fivizzano, poi rimase a lungo in quello di Santo Spirito a Firenze dove si distinse come predicatore e lettore. Fu fiero avversario di Girolamo Savonarola, scomunicato il 13 maggio 1497 da papa Alessandro VI: il provvedimento fu letto in alcune chiese a Firenze e in Santo Spirito proprio da Leonardo.
Un altro illustre agostiniano fivizzanese fu Agostino Molari (1530-1595), “Sacrista dei Sacri Palazzi Apostolici e Confessore del Papa Gregorio XIII, grazie alla cui intercessione fu donato alla chiesa di San Giovanni il prezioso parato donato a Niccolò V dalla città di Siena, oggi nel museo del Bargello e recentemente esposto a Fivizzano”.
Anche altri furono personaggi di rilievo del convento di Fivizzano, i cui frati “ricoprivano un ruolo centrale nella vita del Paese”. Tra questi merita di essere ricordato Andrea da Fivizzano, vissuto nel XV secolo, “maestro di teologia”. Grande rilevanza ebbe anche Alessio Casani, “grande predicatore, che sostenne la richiesta al duca Cosimo de’ Medici di far cingere Fivizzano in una possente cinta muraria”, in difesa dalle frequenti invasioni
Nel 1786 il convento finì di essere centro di studi e di formazione culturale, perché il Granduca di Toscana, Pietro Leopoldo di Lorena, decise di sopprimerlo. Per ribadirne ancora l’importanza basti dire che Alessio Stradella, maestro di teologia a Roma, “uscì” dal convento di Fivizzano e partecipò al concilio di Trento.
Custodi della memoria del convento sono stati Pier Carlo Vasoli ed Emanuele Gerini, alle cui opere si possono attingere informazioni di ogni tipo. Evidentemente gli Agostiniani di Fivizzano e le memorie del convento riescono ad influenzare ancora la cultura e gli interessi del presente, se si pensa che un giovane fivizzanese, Harry Giannotti, del piccolo paese di Po ha svolto a Roma un intervento sul messaggio di Sant’Agostino, nell’ambito del XXIII Congresso internazionale di ricerca sul Volto di Cristo, invitato da don Andrea Cristiani, fondatore del movimento Shalon.
Fivizzano poteva vantare anche la presenza di un monastero agostiniano femminile: si tratta di quello di Santa Monica alla Verrucola, aperto nella seconda metà del Cinquecento e chiuso con i provvedimenti di soppressione disposti dal Granduca di Toscana nel 1788.

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L’affresco della Crocifissione nel grande refettorio del convento degli Agostiniani alla SS. Annunziata di Pontremoli

Non meno importante fu la presenza degli Agostiniani a Pontremoli: qui il convento venne fondato a seguito della costruzione della chiesa-santuario dell’Annunziata sul luogo della miracolosa apparizione della Madonna avvenuta nel dicembre 1470.
I monaci arrivarono il 10 luglio 1474, ma i lavori per il nuovo convento non erano ancora iniziati; così si stabilirono nell’area a monte del nascente sobborgo, poco sopra la località nota come San Lazzaro. Una decina di anni dopo il corpo del convento con il primo chiostro addossato alla chiesa era ormai pronto e mentre proseguivano i lavori per costruire la parte restante, gli Agostianiani poterono prenderne possesso.
Nel 1523 il grande complesso monastero e chiesa era ormai ultimato e vi si poterono svolgere i lavori del Capitolo Generale, che tornò a riunirvisi anche nel 1530 e nel 1544. Ma i rapporti fra gli Agostiniani e la comunità locale furono difficili fin quasi da subito, come sottolinea lo storico Giovanni Sforza: “non era ancora terminata la fabbrica della chiesa e del convento e già non tolleravano più che il Comune sorvegliasse le spese, l’entrate, i lavori”, per non parlare dei complicati rapporti fra i monaci dell’Annunziata e i Francescani del convento già esistente sulla sponda destra del torrente Verde davanti al centro di Pontremoli.

Veduta aerea della chiesa e del convento della SS. Annunziata

E la convivenza non migliorò certo con l’arrivo, nel 1580, dei Cappuccini e, nel 1606, dei frati Carmelitani. Conflittualità con gli altri Ordini, contrasti con il governo della Comunità, rapporti difficili con la popolazione: eppure la chiesa e il convento dell’Annunziata si arrichirono di affreschi e opere d’arte quasi senza confronto.
Sarebbe troppo lungo stilare un elenco: dal magnifico tempietto marmoreo (1525) alla tela, la lunetta e gli affreschi di Luca Cambiaso (XVI sec.); dal polittico della Madonna col Bambino (XV sec.) fino agli affreschi realizzati all’inizio del XVIII secolo da Francesco Natali. Una citazione particolare merita la sacrestia, opera unica nel territorio e realizzata proprio da un frate del convento: Francesco Battaglia da Mignegno.
Impiegò anni, fino al 1676, per intagliare nel pregiato quanto tenace legno di noce le colonne tortili monolitiche, le ante e gli sportelli con relative decorazioni, i mobili finemente rifiniti.
Passato indenne il periodo delle soppressioni messe in atto sul finire del Settecento dal Granduca di Toscana, in un primo tempo il convento sopravvisse anche ai provvedimenti del governo napoleonico del 1808, ma nulla poterono i pochi frati rimasti in occasione del decreto del 1810.
Conclusa l’epoca napoleonica e ripristinati gli Ordini, il convento tornò ad ospitare gli Agostiniani ma solo per alcuni anni: venne infatti definitivamente soppresso all’inizio del 1821.
A Pontremoli fin dal 1508 esisteva anche un monastero femminile: le monache agostiniane occupavano il complesso del convento e della chiesa di San Giacomo, poi soppresso negli anni Ottanta del Settecento dal Granduca di Toscana.
In Lunigiana altre significative presenze degli Agostiniani si segnalano essere state a Bagnone (nel 1619 venne ceduta all’Ordine la chiesa di San Rocco perché fosse annessa al nuovo convento) e a Pozzo di Mulazzo dove il convento venne intitolato a San Nicola da Tolentino.

Andreino Fabiani
Paolo Bissoli