Domenica 26 aprile – Quarta di Pasqua
At 2,14.22-33 1Pt 1,17-21 Lc 24,13-35)
Cristo è la porta delle pecore, e il vero pastore. Nel corso della vita facciamo esperienze che ci portano spesso a trovare in un uomo o in qualche cosa la porta verso la felicità, la gioia o il benessere. Tuttavia, la porta che si apre all’eternità beata è Cristo. Attraverso quella porta non troviamo sempre le sicurezze o risposte ai bisogni momentanei, quelli che a noi sembrano necessari e vitali. Cristo è la porta che ci conduce alla libertà, non solo alla vita ma alla vita in abbondanza.
È proprio qui la differenza tra le false porte (pastori o guide) e Gesù. Cristo che è il vero Pastore conosce le Sue pecore, e cioè sa di cosa hanno veramente bisogno. Chiama le pecore per nome, cioè ai suoi occhi hanno un valore immenso, non solo le conosce ma le valorizza, le ricopre d’onore. Per Lui le pecore non sono delle cose ma dei soggetti. Le false guide o porte non conoscono le pecore, non sanno niente di loro e quindi non possono chiamarle per nome.
Promettono una vita, ma in realtà la rubano, o nel caso in cui riescono a procurare qualche lieve soddisfazione esigono un compenso tanto da togliere la vita alle pecore. Loro non danno la vita anzi la prendono. Cristo, la vera Porta dove entrano ed escono le pecore, è invece un vero Pastore che veglia su di noi, non ci abbandona nell’ora della prova e ci difende dagli attacchi del maligno. Ma è anche pronto a dare la vita per le pecore, perché è il Signore della vita, Colui che ha sconfitto la croce e la morte. In Lui c’è la vita in abbondanza, non quella effimera che ci promettono i beni e le nostre conquiste quando siamo in preda al desiderio di visibilità, ecc.
Il Signore ci invita a vagliare, a discernere le nostre scelte e le cose a cui chiediamo la vita. Vogliamo affidare la nostra vita al successo, alla carriera, all’amico/a, al benessere, al piacere… tutte belle cose che ci procurano una vita al momento ma poi ci lasciano con una profonda tristezza perché hanno preso il posto dell’unico scopo invece d’essere mezzi per raggiungere la fonte di ogni bene, Colui che possiede la vita in abbondanza.
Se non raggiungiamo ciò per cui siamo stati creati, cioè creature chiamate a contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi (Sal 27, 13) rimarremo schiavi di ciò che abbiamo conquistato. Dobbiamo chiedere la vita all’Unico che ce la può dare gratuitamente e in abbondanza.
don Jules Ganlaky



