“Riaprire” con prudenza e la gioia di stare insieme

Il piano vaccinazioni anti covid sta procedendo speditamente e l’Italia comincia a respirare, vedendo una luce in fondo al tunnel. I reparti covid degli ospedali stanno lentamente vedendo assottigliarsi i numeri dei ricoverati e i reparti intensivi si stanno svuotando.
Non è il caso di abbandonarsi all’euforia visto che ancora sono presenti contagi e che i deceduti, anche se in numero minore, non mancano. I nuovi casi si sono attestati poco sopra le tremila unità, i morti sotto la soglia di cento, i malati in terapia intensiva stanno scendendo sotto quota mille. La speranza di uscire dalla paura si fa più concreta. Per questo si sta andando verso una progressiva liberalizzazione della vita sociale. Alcune regioni sono già in zona bianca, altre si apprestano a diventarlo.
Questo significa che possono riaprire bar e ristoranti senza il limite di quattro persone a tavolo, si può di nuovo procedere a programmare feste e ricevimenti (ma tenendo conto delle distanze, della sanificazione, delle mascherine ecc.). Si potrà anche viaggiare col certificato verde o col pass, si potrà andare allo stadio o in spiaggia. Si possono quindi anche programmare le vacanze.
È importante che riparta l’economia e che si domani. Lo stesso Visco, governatore della Banca d’Italia, seppur richiamando alla prudenza, ha uno sguardo speranzoso sul futuro. Il momento è delicato. Passare da una forma di “clausura” all’apertura e alla conclusione del coprifuoco può ingenerare l’illusione di una libertà senza limiti in teste (speriamo poche) malate di protagonismo.
È un fatto però che nelle ultime settimane si susseguono episodi di violenza da Nord a Sud, soprattutto nelle grandi città. Si parla di “conflittualità tra giovani e comportamenti antisociali compiuti soprattutto nelle aree delle movide… con il coinvolgimento di soggetti di giovane e giovanissima età”. Sono parole del capo della polizia Lamberto Giannini davanti alla Commissione Affari Costituzionali.
Fenomeni che erano già presenti anche prima della pandemia, ma oggi sono più frequenti proprio per la “costrizione” subita in questo anno e mezzo di limitazioni. Sono anche il segno di un profondo disagio che soprattutto i giovani ed i ragazzi hanno dovuto subire.
Sono mancati momenti di incontro, di socializzazione, di relax. Ora si tratta di riprendere in mano la vita “normale” fatta di presenza di persone e non soltanto di comunicazioni, seppure importanti, attraverso i telefonini. Ci sono da ritessere legami di amicizia, di affetti, di gioco, di aggregazione.
Accanto a tutte le riaperture diventano determinanti quelle degli oratori (in Italia sono più di ottomila), dei luoghi in cui i ragazzi possono incontrarsi e recuperare il valore della condivisione, la gioia di stare insieme, l’allegria, condita di preghiera, come elemento principale per aiutare a capire di nuovo che la vita diventa bella e divertente nella misura in cui ci si mette in gioco.

Giovanni Barbieri

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