Un Dio ridotto a strumento per il potere
Il presidente Trump con i pastori evangelici che hanno invocato protezione per lui e per le truppe statunitensi (foto www.whitehouse.gov)
Il presidente Trump con i pastori evangelici che hanno invocato protezione per lui e per le truppe statunitensi (foto www.whitehouse.gov)

è un ricorso estremamente inflazionato, quello a Dio a cui si assiste in questi giorni. E non perché siamo nelle settimane della Pasqua cristiana e del Pesach ebraico, quanto piuttosto per l’uso che di Dio fanno i protagonisti della scena pubblica mondiale.

Trump, recentemente mostrato seduto nello Studio Ovale mentre leader religiosi evangelici pregavano per lui imponendogli le mani, è stato paragonato a Gesù Cristo da Paula White, pastore evangelico e membro dell’Ufficio della Fede della Casa Bianca: “Signor presidente nessuno ha pagato un prezzo pari a quello che ha pagato lei. Lei è stato tradito, arrestato, e falsamente accusato. È uno schema che ci ha mostrato il nostro Signore e Salvatore, ma per lui non è finita lì, e non è finita lì nemmeno per lei. Dio ha sempre avuto un piano: il terzo giorno è risorto e ha sconfitto il male”.

Donald Trump con il presidente israeliano Benjamin Netanyahu
Donald Trump con il presidente israeliano Benjamin Netanyahu

In attesa di verificare fino in fondo i parallelismi tra se stesso e Gesù, Trump si è esercitato in quelli tra l’antica e l’attuale Israele, dando giustificazione biblica ai molteplici fronti di guerra aperti da Tel Aviv: “Oltre 3.000 anni fa, il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe liberò gli antichi Israeliti dalla schiavitù e li condusse nella terra promessa. Fu un periodo straordinario, proprio come stiamo vivendo un periodo straordinario oggi.” Dal canto suo, Netanyahu, in una dichiarazione in vista della Pasqua ebraica, ha dichiarato, come un Dio adirato, di avere inflitto dieci piaghe, in analogia con quelle bibliche dell’Esodo, ad Hamas, Hezbollah, Assad, ai palestinesi di Cisgiordania, agli Houti e all’Iran (per quest’ultimo le piaghe sono cinque), il tutto “nello spirito di Pesach in arrivo”.

Trump e Netanyahu sono in buona compagnia da tempo: anche Putin ha descritto la difesa della Russia come un “ordine di Dio” e una “missione sacra”, mentre “Dio è grande” è il grido di battaglia di tutti i gruppi terroristici di matrice islamista. In un’epoca che molti considerano come quella del declino della fede, questo ritorno a Dio, quasi caricaturale se non fosse tragico, non rappresenta la ricomparsa sulla scena pubblica del Dio che scuote e interroga le coscienze; e la religione non rappresenta quella “riserva di senso” che per Jurgen Habermas, scomparso il mese scorso, contribuisce a contrastare l’inaridimento etico della società.

Al contrario, si assiste al ricorso a un Dio ridotto a strumento per il potere, per legittimare guerre e leadership personali agli occhi di masse abilmente condotte a sposare un’interpretazione strumentale di fede e scritture: è il tentativo di restaurare un moderno dispotismo legittimato dall’alleanza tra libro sacro e spada, rispetto al quale è urgente un discernimento collettivo di laici e fedeli che riconduca le religioni ad essere non amplificatori ma argini contro l’odio e la violenza.

Davide Tondani