Chiamati a servire
(Foto Vatican Media/SIR)

Quella dei cristiani in politica è una storia antica, forse quasi quanto la Chiesa stessa, che si è trovata fin da subito di fronte a un “non bivio”: servire alle mense o annunciare il Vangelo? Se gli apostoli hanno dovuto ordinare i primi diaconi per questo servizio, non di meno erano pronti loro stessi a dare testimonianza dell’amore di Cristo, servendo il prossimo nel bisogno.

Nel tempo pasquale tornano puntuali gli Atti degli Apostoli, che ogni cristiano dovrebbe prendere come esempio per il proprio impegno sociale: non un vuoto volontariato, ma un autentico servizio ai fratelli da amare come Cristo ci ha amati, fino alla fine, fino alla condizione miserevole di tutte le nostre esistenze. È questo il monito che papa Leone ha lanciato dal Camerun, ponendo l’accento sull’apporto dei singoli alla comunità: non può esistere un cristiano senza comunità, senza amore per i fratelli perché non si può amare Dio senza amare i fratelli senza essere bugiardi, come ammonisce l’apostolo Giovanni.

Non può esistere nemmeno una comunità che agisca per puro filantropismo senza nutrirsi al corpo e al sangue di Cristo. I cristiani, chiamati a essere sale della Terra e luce del mondo, soprattutto in ambito politico, non possono essere tiepidi e svendere i valori radicali del Vangelo al miglior offerente o a chi fa la voce più grossa, fosse anche l’uomo più potente del mondo. Se di fronte al potente di turno Cristo non ha aperto bocca se non per ribadire che tutto ciò che gli uomini chiamano “potere” procede da lui, così, forte degli insegnamenti del Vangelo e, soprattutto, consapevole che la vera ricchezza sta nell’amore gratuito, il cristiano deve saper affrontare le sfide della contemporaneità con gli occhi guariti dal Risorto per saper vedere le vere necessità dei fratelli.

Papa Leone XIV tra i fedeli in Piazza San Pietro in occasione della Santa Messa di inizio pontificato
(Foto ANSA/SIR)

Certo, il vero messaggio di Cristo, il suo amore gratuito e totale non ammettono forme tiepidi: se l’amore per Dio non basta, non è sufficiente nemmeno il vuoto assistenzialismo. Amare Dio è amare il prossimo e viceversa: sbandierare Dio come ideologia è servirsi della sua “figurina”, ma espone anche all’insuccesso perché Dio vede il cuore.

Per questo in Italia e nel mondo c’è bisogno di cristiani in politica: perché il vero cristiano sa che i beni di questa terra passano, sa che ogni lavoratore ha diritto alla sua giusta ricompensa, sa che praticare la giustizia darà la vera Pace, quella del Risorto, sa che “i diritti dei poveri non sono poveri diritti”, sa che non è predicando l’odio che si può costruire un futuro migliore, ma tessendo la difficile trama dell’amore. Nella tempesta di questi anni, piena di venti contrari, soprattutto per chi predica la pace, sono necessari cristiani “caldi” che, guardando al Risorto, si cingano del grembiule, si inginocchino e servano il mondo.

Riccardo Bassi