In nome dell’ Amore

Domenica 9 maggio – VI di Pasqua
(At 10,25-27.34-35.44-48 – 1Gv 4,7-10 – Gv 15,9-17)

Come un soffio che suscita vita dalla terra, come uno sguardo che sorprende di tenerezza, come una carezza, come una lacrima, come un bacio, come quando la sua voce è arrivata per la prima volta, come quando ho incrociato i suoi occhi, come quando le sue parole hanno sfiorato le pareti del mio cuore ...Come il Padre ha amato me… perché l’ Amore abita alle nostre spalle, costruisce leggere architetture di luce, soffi di vita, e permette alla nostra vita di respirare. L’amore abita sempre alle nostre spalle, costruisce equilibri fragili e perfetti e con questi accompagna la nostra vita a nascere. Noi viviamo perché abbiamo Amore alle spalle. Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Gesù anche stavolta racconta la Verità dentro i movimenti ordinari dell’umano. E l’uomo nasce e si sostiene proprio perché può fare continuamente memoria di tutto l’amore che ha ricevuto, di tutti quei gesti che sono diventati strada, percorso, di tutta quella vita che lo ha spinto fuori dalla solitudine. Come se la vita fosse una contrazione continua di Amore, unica forza capace di esporci al futuro, come se vivere fosse spingere vita alla vita, permettere la nascita delle persone che ci vengono affidate. Come il Padre ha amato me così io amo voi… come sono stato partorito al mondo dall’Amore così io voglio che anche voi nasciate alla vita. In nome dell’Amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore. Poi nell’Amore occorre rimanerci, prenderci casa, spesso anche imparare a resisterci. Gesù conosce bene l’animo umano. Nasciamo per un gesto d’amore che ci precede e, subito, comprendiamo che quell’amore non è scontato. Chiede gesti concreti per rimanerci. Come se la vita si divertisse a soffiare, vento contrario, contro i sogni e le speranze che ci hanno messo al mondo. Come se la vita soffiasse forte a voler portare via le speranze, i sogni, la semplicità, la gioia dell’infanzia… la promessa insita nel mio aprire gli occhi su questa terra, la promessa diventata latte da seno materno, protezione da mani paterne… quell’amore è minacciato costantemente da una vita che sembra volersi rimangiare la promessa. Cresciamo e l’amore sembra cedere sotto i copi del cinismo, della delusione, della stanchezza… diventiamo grandi… soffriamo, tradiamo e siamo traditi… occorre resistere. I comandamenti che Gesù invoca non sono altro che ancore di salvezza, appigli di speranza per non venir spazzati via dal sogno di una vita buona. Rimanere chiede resistenza e esercizio di memoria. La fragile forza di chi non smette di ricordare la promessa d’amore da cui proviene e prova a declinarla, al presente, con la pazienza di chi osa costruire architetture fragili e leggere come la luce. Perché l’amore non può che essere così. Luminoso, fragile e leggero.
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la mia gioia sia piena. In gioco non c’è altro che la gioia. Che non è certo la pretesa di non soffrire ma il desiderio di sentire che la fede profonda nella vita è una fede ben riposta.

don Alessandro Deho’