Domenica 31 maggio – Santissima Trinità
(Es 34,4b-6.8-9 2Cor 13,11-13 Gv 3,16-18)
La solennità della Trinità è la festa del mistero dell’amore, o meglio del vero amore; questa domenica ci permette di ritornare a contemplare quello che siamo chiamati a diventare, l’immagine di Dio Padre che ci ama, del Figlio che ci ha redenti, e dello Spirito Santo che ci santifica nella comunione. Un impegno che può sembrare difficile, o impossibile.
Tuttavia, è la Grazia stessa di Dio che ci sostiene. Quello che spesso rende difficile la vita d’unione è la convinzione che l’altro non ci voglia bene. A volte sono le brutte esperienze con alcune persone che ci portano a considerare tutti come nemici o almeno con diffidenza. Purtroppo, in questo modo, non viviamo più ma sopravviviamo perché cerchiamo di evitare quanto possibile ogni occasione di fare comunione.
Questo ci fa diventare a volte dei paranoici, e ci sentiamo al posto sbagliato. Ogni istante e in qualsiasi luogo diventa difficile vivere. La vera domanda non è perché gli altri sono cattivi? e nemmeno quella di cercare chi ha ragione e chi ha torto. Qui si tratta di vivere, di cominciare a vivere, spezzando quelle catene di morte, far tacere quelle voci del maligno che ci ripete sempre “non è giusto, tu devi reagire”.
Purtroppo, spesso cediamo al fascino della sua malizia, quella precaria soddisfazione di togliere all’altro la nostra presenza, il nostro sorriso, la nostra vicinanza, il saluto, qualsiasi cosa che ci mette in contatto… Ma presto iniziamo a sentire quanto ci pesa mantenerci a lungo in tale atteggiamento. Dobbiamo distruggere subito al nascere quei pensieri brutti che ci trattengono nell’oscurità della malvagità, del rancore, della vendetta, del distacco dal prossimo.
Siamo chiamati a chiedere al Padre continuamente, come Cristo, la forza di amare anche quando tutto ci invita a odiare, di continuare a trovare motivi di stare nella comunione, motivi più forti dell’odio e del rancore, per gustare la gioia del perdono dato e ricevuto, la bellezza dello stare insieme. Qui sta veramente il mistero dell’amore, che porta a svuotarsi, abbassarsi, per riceversi continuamente da Dio attraverso il servizio d’amore verso il prossimo.
Come San Giovanni Paolo II perdonò al suo attentatore, oggi molte famiglie vittime dei genocidi convivono con persone che sono state carnefici dei loro familiari. È un esempio del paradiso sulla terra. Loro sono veri testimoni che ci dicono che nulla è impossibile a Dio Amore, se scegliamo anche noi la via dell’Amore, giacché il Suo amore ci possiede (2 Cor5, 14) e accompagna i nostri passi verso la luce.
Don Jules Ganlaky



