Ti ha nutrito di un cibo degli Angeli che tu non conoscevi

Domenica 7 giugno – Santissimo Corpo e Sangue di Cristo
(Dt 8,2-3.14b-16a 1Cor 10,16-17 Gv 6,51-58)

La celebrazione del Corpo e Sangue di Cristo che riceviamo nell’Eucaristia ci aiuta a riconsiderare le cose essenziali della vita, e cioè quelle cose che danno vita e pertanto anche quelle che ce la tolgono. Nella prima lettura leggiamo un breve riassunto della liberazione del popolo d’Israele, che viene condotto dall’Egitto dove era schiavo alla terra promessa ma passando diverse peripezie.
La domanda che sorge spontanea è perché Dio fece fare loro tutte quelle esperienze (le cinque piaghe che colpirono gli egiziani, la traversata del Mar Rosso, la fame nel deserto, la prova della fedeltà di fronte al tardare del ritorno di Mosè…) prima di arrivare alla terra promessa.
Tutto ciò dimostra la forma di relazione che il Signore vuole con loro. Lui non è come gli altri dèi che detta le cose da fare, ma è un Dio che cammina con il popolo che non scombussola i piani umani ma si inserisce tranquillamente nei progetti umani per portali verso di Sé, verso la vita.
Ha fatto in modo che il popolo lo conoscesse molto prima di decidere di seguirlo o meno. Ha tolto ogni speranza, ogni aiuto artificioso a cui erano abituati in Egitto, per fare loro prendere coscienza della Sua onnipotenza che si manifesta nella fedeltà alla Sua promessa e nell’amore immenso che Egli ha per l’uomo. Ecco siamo di fronte non solo al maestro ma principalmente all’amore che fa di tutto per farsi amare, che cerca con tutto sé stesso di dare all’amato quello che può renderlo felice e libero.
Mentre Cristo, che si è incarnato, dà la Sua vita per gli uomini per testimoniare quel grande amore che il Padre ha per noi, molti altri maestri della vita (lavoro, desideri, visibilità…) ci esortano a sacrificare ogni cosa per loro, e a dare la vita per essi. Dio ci dà la vita, Lui non ce la toglie, non ci chiede di fargli una casa, ma è Lui che si preoccupa di prepararci un posto nel Suo Regno (2 Samuele 7) e attraverso la donazione totale di sé Egli ci insegna che la vera vita viene da Lui e non dalle cose. La vita viene da Lui, e solo da Lui la riceviamo.
Se iniziassimo a chiedere la vita alle cose rischieremmo di fare la brutta esperienza del popolo d’Israele con gli idoli egiziani; la sfiducia di fronte alla mana, l’impazienza e l’infedeltà che ricorre ad altri mezzi per colmare la vera sete di un rapporto fecondo (vitello d’oro, Esodo 32).
Nel Suo Corpo e nel Suo Sangue Gesù ci ha dato il vero pane e la vera bevanda per la vita eterna, un dono che si dà e diventa fecondo solo nella relazione, e quindi con tutta la nostra realtà umana, è nutrimento per tutti e non per eletti.

Don Jules Ganlaky