Silvestro Landini da Malgrate, un missionario del ‘500 che ha tanto da dire al nostro tempo

Il convegno a Gragnana sul sacerdote gesuita

Lo scoprimento della lapide a ricordo della prima missione di p. Landini, avvenuta a Gragnana nel 1547
Lo scoprimento della lapide a ricordo della prima missione di p. Landini, avvenuta a Gragnana nel 1547

La figura di padre Silvestro Landini, sacerdote gesuita vissuto nella prima metà del ‘500, è stata al centro, sabato 15 giugno, di un’interessante giornata di studio organizzata dalla parrocchia di Malgrate nella chiesa di San Lorenzo a Gragnana. Alla base dell’iniziativa l’intenzione di riportare alla luce la figura del padre, nativo del borgo lunigianese, sia dal punto di vista religioso che storico.
Parlare della vita del Landini ha consentito, infatti, di analizzare la situazione della Chiesa lunigianese del suo tempo, di osservarne vizi (tanti) e virtù (meno) e ha offerto uno spaccato sul tessuto sociale di allora. Di contro, il Landini è stato preso anche ad esempio quale testimone di fede, significativo evangelizzatore in un’epoca, quella della Riforma e della Controriforma, dilaniata da continue lotte all’interno della stessa Chiesa; per certi versi e con le dovute proporzioni una situazione forse non molto diversa da quanto accade al giorno d’oggi.
Durante il pomeriggio di sabato, dopo l’intervento di Paolo Lapi sulla situazione della Chiesa nel ‘500, si è avuto il piacere di ascoltare la relazione di Carlo Luongo, romano, bibliotecario della Curia Generalizia dei Gesuiti a Roma, che ha fatto un quadro sulle missioni gesuitiche e su come il Landini sia considerato il primo missionario popolare italiano.
Luongo ha avuto modo di approfondire la figura del religioso nel corso della preparazione della sua tesi di laurea, diventata poi un libro: Silvestro Landini e le ‘nostre Indie’ – Un pioniere delle missioni popolari gesuitiche nell’Italia del Cinquecento; il tema della missione è stato l’oggetto della sua relazione. L’importanza del Landini risiede nel fatto che egli sia l’ideatore della prima missione popolare in Italia, a Gragnana, nel 1547: per la prima volta viene applicato nei luoghi “vicini” il metodo che i gesuiti utilizzavano per l’evangelizzazione delle popolazioni lontane, quelle delle terre appena scoperte e delle Indie. La situazione in Lunigiana, dal punto di vista della fede, non era certo delle migliori: ignoranza generale e in particolare dei sacerdoti, mancata conservazione del Ss. Sacramento erano alcune delle storture più rilevanti contro le quali dovette combattere il gesuita. La sua missione, iniziata dopo anni di tormento interiore e di vero discernimento anche con l’aiuto e il confronto con Sant’Ignazio di Loyola, iniziò nella “sua” Gragnana ma poi proseguì, lungo un itinerario che lo portò a Filattiera, Castiglione del Terziere, Fivizzano, Casola, in alcuni paesi della Garfagnana, a Foligno, a Modena, sull’Isola di Capraia ed infine in Corsica, a Bastia, dove morì, “in odore di santità”, il 3 marzo del 1554 e dove fu sepolto sotto l’altare maggiore della cattedrale.

I relatori al convegno che si è svolto nella chiesa di Gragnana a Malgrate
I relatori al convegno che si è svolto nella chiesa di Gragnana a Malgrate

A tale proposito, è stata illuminante la relazione di Marco Madoni che, tratteggiando l’operato del Landini in Lunigiana, ha voluto farne il quadro leggendo lettere autografe del gesuita. Emerge dalle lettere la situazione di comunità disastrate entro le quali padre Silvestro cerca di riportare un po’ di ordine.
L’intervento conclusivo di don Pietro Pratolongo ha riguardato le prospettive per una causa di canonizzazione del sacerdote. Il relatore ha voluto mettere l’accento sul fatto che la riscoperta di figure come quella di padre Silvestro è importante, soprattutto, perché fa capire come l’opera di un religioso sia finalizzata a dare contenuti di fede e insegnare il modo giusto di vivere, strappando le persone a certe forme di usurpazione, frequenti nei secoli passati, e dando loro una dignità. Il santo non è solo colui che sale sugli altari ma è colui che si cala nel tessuto della vita concreta e dà dignità alle persone che incontra, così come fece il gesuita.
Al termine del convegno, il parroco don Pietro Giglio ha benedetto una lapide, posizionata all’esterno della chiesa di Gragnana, in ricordo della prima missione popolare del Landini “in Sancto Lorenzo” a Gragnana nel 1547.
Ci si augura che la giornata di sabato possa essere un punto di partenza per un percorso di fede che, nel nome di padre Silvestro Landini, susciti, oltre ad una spinta verso la causa di canonizzazione, altre iniziative pastorali in sintonia e collaborazione anche con le comunità di Bastia e dell’isola di Capraia, “visitate” da padre Silvestro, con le quali già da alcuni mesi sono stati intrapresi contatti.

Federico Orsini

Condividi