La Valdantena, territorio un tempo densamente popolato

Nell’alta valle del Magra un’economia di sussistenza, prima dei grandi fenomeni migratori

Panorama della Valdantena dall'abitato di Cargalla
Panorama della Valdantena dall’abitato di Cargalla

Anche per la Valdantena, quando si leggono le cifre riportate da Emanuele Repetti nel suo “Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana” quasi non si crede che territori oggi in gran parte spopolati possano aver ospitato così tante persone. I dati più vicini a noi sono quelli relativi al 1840: le guerre d’Indipendenza erano ancora là da venire e il territorio pontremolese era compreso nel Granducato di Toscana.
Erano anni di crescita demografica e i centri storici dei nostri paesi raggiunsero le dimensioni che ancora oggi possiamo osservare: un’espansione necessaria per ospitare una popolazione crescente.
Così in Valdantena si contavano 748 residenti che ne facevano una delle parrocchie più popolose del territorio pontremolese; tra quelle delle frazioni comunali solo Gravagna (812) poteva contarne di più e tra quelle urbane era sopravvanzata soltanto dalla Cattedrale (1102), rivaleggiando con San Colombano (785) e San Nicolò (751). Dei poco più di diecimila abitanti registrati nel territorio comunale di Pontremoli i due terzi vivevano nelle frazioni.
Oltre ai già citati casi di Gravagna e Casalina, particolarmente popolati erano il sobborgo dell’Annunziata (488 persone) e le parrocchie di Vignola (693), Succisa (435), Grondola (354), Montelungo (298), Cargalla (293), Bratto (243), Torrano (237) e Pracchiola (223).
Una situazione destinata a cambiare in modo radicale da lì a pochi decenni: un territorio relativamente povero non era in grado di garantire le risorse necessarie per la sussistenza di una popolazione che continuava a crescere e che iniziava a soffrire di nuovo la fame.
Per molti la strada dell’emigrazione fu obbligata, tanti altri comunque la scelsero alla ricerca di migliori condizioni di vita. Prima con assenze stagionali (le mete furono prima la Maremma, poi la Corsica, il nord Italia e i paesi europei più vicini) successivamente con permanenze più lunghe che iniziarono a durare anni fino a diventare definitive.
Sollecitati spesso da abili agenti di viaggio che erano presenti anche nei nostri territori, uomini e donne della Valdantena e di Gravagna, del Guinadese e di Cervara contribuirono con le loro partenze a quel movimento di massa che fu l’emigrazione che dalla seconda metà dell’Ottocento durò, pur a fasi alterne, fino agli anni Cinquanta del Novecento.

(p.biss.)

Condividi

Scrivi un commento