Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, li mandò

Domenica 14 giugno – XI del Tempo Ordinario
(Es 19,2-6a Rm 5,6-11 Mt 9,36 – 10,8)

La liturgia odierna ci permette di riprendere un attimo la missione a noi affidata dal Signore, non ai soli pastori ma a tutti i battezzati. Gesù di fronte alle folle ne sentì compassione. Un sentimento che dovremmo imparare da Lui quando ci imbattiamo nella miseria umana. Riconosce che quelle folle hanno bisogno di guide, di persone che indichino loro la via, che li accompagnino.
La Sua reazione non è la rabbia e neppure pietismo ma quella di mettersi nei loro panni. Nel cogliere lo sbaglio dell’altro, le sue nefandezze, cadute o anche debolezze siamo chiamati ad avere compassione, perché è il sentimento che ci permette di condividere il cammino, di stare accanto all’altro e di vivere il vangelo. Gesù chiede di pregare il Padre perché mandi operai nella sua messe.
Forse oggi questo passaggio potrebbe sembrarci inutile visti i numeri sempre più ridotti di fedeli, ma è davvero attuale come del resto tutta la Sacra Scrittura. Anche se non si tratti di folle, il piccolo gregge ha bisogno di pastori, di persone che sanno anzitutto cogliere il bisogno del prossimo, e cioè porre un’attenzione particolare, quella sensibilità che prova a individuare il bene possibile che si può fare.
Chiamati a sé i suoi dodici, diede loro il potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni infermità. Il compito è ben preciso, ma purtroppo come accade molto spesso oggi il pastore si trova a fare tutto tranne quello che gli è affidato.
I pastori hanno ricevuto potere sugli spiriti impuri, e sono chiamati a guarire ogni sorta di infermità, ecco il loro compito, guarire. Ma devono tuttavia riconoscere che sono anch’essi feriti, e cioè che sono guaritore feriti, che possono riuscire nel compito a loro affidato solo se vengono a loro volta guariti dal Signore così diventeranno dei guaritori guariti che possono davvero spendersi per il gregge come fa Cristo per la Sua Chiesa.
L’ultimo passaggio del vangelo sembra un po’ contradittorio. Quando mai non lo sembra Gesù nei suoi insegnamenti. Disse ai dodici di andare non dai pagani né dai Samaritani, ma di rivolgersi piuttosto alle pecore perdute d’Israele. Colui che ci manda non è all’ oscuro della nostra capacità, la Sua esortazione d’andare alla casa d’Israele è da interpretare come disse San Tommaso d’Acquino che possano iniziare dalla casa d’Israele ma poi andare anche dai pagani.
È una pedagogia di crescita, di maturazione. Sarebbe contradittorio che Colui che prova compassione di fronte alle folle ora non voglia che non abbiano alcun aiuto, che Egli stesso già aveva individuato.
Lasciamo che Lo Spirito Santo risvegli in noi i doni o i carismi che ci ha donati per compiere al meglio l’invito di Cristo, per essere sempre più autentici strumenti nelle mani di Dio e diventare per gli altri mezzo per incontrare il volto divino o almeno occasione per sperimentare la misericordia di Dio.

Don Jules Ganlaky