Domenica 10 marzo, I di Quaresima
(Dt 26,4-10; Rm 10,8-13; Lc 4,1-13)
In questa prima domenica di Quaresima ci viene proposto di meditare sulle tentazioni di Gesù. Sì, soggetto a tentazione, lo sentiamo più vicini a noi, anche se quelle tentazioni sembrano proprio non riguardarci. È lo stesso tentatore che sobilla: “Se tu sei il figlio di Dio di’ a questa pietra che diventi pane”.
La tentazione è per il figlio di Dio, quindi non per noi, e, resa esplicita, essa propone: poiché tu sei venuto tra gli uomini per fare il loro bene ed essi chiedono soprattutto il benessere dato dall’abbondanza di cibo, dalla disponibilità di cose e dalla perfetta salute, tu accontentali e sarai considerato un grande.
Resa esplicita, la risposta di Gesù è: sono venuto per il totale bene dell’uomo, per far sì che questi possa entrare nella vita dell’Amore, nella vita di Dio: l’Eterno. Per questo non posso preoccuparmi principalmente del pane ,ma del fatto che tutti gli uomini cambino il riferimento della propria esistenza. Non più una vita guidata dall’egoismo ma dal dono. Il confronto tra il tentatore e Gesù si sposta sul potere. Il primo si vanta: tu sai che il potere ed i metodi per imporlo mi appartengono. Tu sei intelligente e capace, se mi prometti di seguire le mie direttive, io ti affido il mondo intero. La risposta di Gesù è esplicita: il tuo potere è destinato a finire, solo il Signore, solo l’Amore vivrà per sempre.
Di nuovo, nella terza tentazione, sul pinnacolo del tempio, il diavolo propone: “se sei il figlio di Dio, gettati giù da qui.” Anche questa tentazione, rivolta al figlio di Dio, sembra non riguardarci. Tuttavia quando Luca scriveva il suo Vangelo, Paolo aveva più volte, nelle sue lettere (una citazione per tutte Gal 4,4-7), sottolineato come Gesù ci avesse elevato alla dignità di figli di Dio.
Quindi le tentazioni fatte al figlio di Dio ci riguardano pienamente. Ci riguarda la prima. Siamo chiamati a preoccuparci delle necessità materiali dei fratelli bisognosi. Importante è il modo che usiamo nel farlo. Deve essere evidente il dono, ma soprattutto l’amore che lo sollecita.
Anche la seconda ci riguarda perché coloro che sono chiamati a dirigere – o la vita pubblica, o una scuola, o una parrocchia, o una famiglia, o altre comunità – lo facciano non per stare sopra gli altri e opprimerli, bensì per stare sotto e servirli. Ma, più di tutte ci riguarda la terza tentazione. Siamo proprio tentati di avere con Dio un rapporto mercantile.
Io mi impegno a dire le preghiere mattina e sera, andare alla S. Messa tutte le domeniche, confessarmi e comunicarmi spesso e a fare tutto ciò che è previsto, però tu devi intervenire ogni volta che ti chiedo di farlo per un qualsiasi problema che si presenti a me o ai miei cari. Se mi dovesse succedere qualcosa di male, la colpa è tua. Gesù ci insegna a chiedere la forza per affrontare le avversità senza mettere alla prova il Signore. Non solo, le tentazioni, ci riguardano, ma ci perseguiteranno sempre.
I quaranta giorni, durata delle tentazioni, rappresentano l’intera vita. Al tempo di Gesù, infatti, la vita media era di quaranta anni. Le tentazioni si riferiscono a categorie. La prima riguarda i nostri rapporti con i beni, la seconda con le persone, la terza con Dio. I peccati che ne derivano non sembrano essere, oggi, tra quelli di cui ci si allarma di più. Signore cambia il nostro cuore.
Pier Angelo Sordi



