Voglio imparare ad amare

Domenica 17 aprile – Risurrezione del Signore
(At 10,34.37-43 – Col 3,1-4 – Gv 20,1-9)

Voglio imparare ad amare, come se questo fosse “il primo giorno della settimana” o il primo giorno della mia vita o anche l’ultimo. Voglio perché se non imparo muoio. Voglio imparare ad amare perché se non inizio ad amare, la mia vita non comincerà mai, perché comincia solo chi ama. Perché la vita è mossa solo da chi ha il cuore che batte per un volto.
Voglio imparare ad amare come fosse l’ultimo giorno della mia vita perché so già che quando sarò ad un passo dal mio ultimo respiro, se avrò la grazia di essere ancora cosciente, vedrò in quel momento svanire tutto dietro di me, ma proprio tutto. Tutto tranne l’amore. E mi sorprenderò a sorridere di me accorgendomi che l’amore si è mosso spesso senza il mio permesso, per fortuna. Voglio imparare ad amare, come Maria Maddalena nel Vangelo che si “reca al sepolcro al mattino, quando era ancora buio”. Che non riesce a stare a letto, che la notte senza amore è troppo vuota, che almeno un cadavere su cui piangere è meglio del freddo che entra dentro le ossa. Voglio imparare ad amare come la Maddalena anche se questo significa imparare a fare cose inutili. Inutili come andare di notte a un sepolcro. E sento che quando imparerò a sentire che nella vita le cose che contano davvero sono proprio quelle in-utili (le cose essenziali non portano nessun guadagno) io inizierò a risorgere.
Voglio imparare ad amare come Maria Maddalena che riesce a dire “hanno portato via il Signore e non sappiamo dove l’hanno posto”, che è una frase che solo chi è innamorato può permettersi di pensare. Perché imparare ad amare è sapere che l’Amore non svanisce, al massimo viene portato via. E allora lo cerchi perché sai che è vero che esiste, perché lo hai respirato, perché ti manca. Voglio imparare ad amare come amava Maria Maddalena che arriva fino al termine del Vangelo per un motivo, un motivo solamente: farsi chiamare per nome. E allora e solo allora comprende che solo chi ci ama può pronunciare il nostro nome senza sciuparlo.

don Alessandro Deho’

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