Giustizia e verità al servizio della pace
Morte e distruzione a Bucha (Foto ANSA/SIR)

Con buona pace di quanti continuano ad esprimere certezze sulla situazione venutasi a creare da quando Putin ha scatenato la guerra che sta andando avanti da più di un mese senza lasciar trapelare spiragli di una sua fine, appare ormai confermato che le attività di informazione e disinformazione applicate agli avvenimenti che stanno sconvolgendo l’Ucraina rendono quanto mai difficile il formarsi di opinioni capaci di resistere alla realtà dei fatti. L’ultimo dei quali è legato a quanto è emerso nella cittadina di Bucha, abbandonata dall’esercito russo e ritornata, perciò, sotto il controllo ucraino.
Le immagini diffuse hanno superato ogni limite di orrore, con decine di cadaveri di civili disseminati per le strade o sepolti in fosse comuni, vittime di una ferocia che va oltre ogni immaginazione. Immediato il rimpallo delle colpe: gli ucraini accusano i russi di aver compiuto quelle violenze e i russi accusano gli ucraini di una macabra messa in scena. Anche se la logica porta ad addebitare tali atrocità ai russi, è più che giusto che sia fatta una indagine imparziale: una commissione di inchiesta, come suggerito dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, composta dalle autorità ucraine affiancate dall’Ue, dai suoi Stati membri e agenzie e dalla Corte penale internazionale; il tutto per “raccogliere, analizzare ed elaborare le prove nel modo più completo ed efficace possibile”.
Un atto dovuto per individuare con chiarezza i responsabili e chiamarli a render conto del loro operato. Proprio per come la situazione sta degenerando, è però necessario rafforzare i tentativi di convincere le parti in causa ad avviare trattative di pace serie, essendo ormai dimostrato, se pure ce ne fosse stato bisogno, che dalla guerra non può che venire il male per tutti: aggressori, aggrediti… e anche (scusate l’espressione) spettatori più o meno interessati.
Questo, è bene ribadirlo ancora una volta, non significa mettere tutti sullo stesso piano: chi ha scatenato questo disastro dovrà renderne conto e dimostrare la volontà di una svolta che porti al “cessate il fuoco”, ma chi ha subito gli attacchi non può arroccarsi in una volontà di vendetta che continuerebbe solo a portare nuovi lutti e distruzioni a quelle stesse popolazioni che si dichiara di voler difendere.
Una volta fatte tacere le armi il lavoro dei leader politici non sarà concluso perché saranno chiamati, come il Papa va ripetendo, a ripensare un ordine mondiale che da troppo tempo aspetta di essere ispirato ad una idea di sviluppo che sia frutto della cooperazione e della giusta distribuzione delle ricchezze tra gli Stati e al loro interno, unica strada possibile per ristabilire in tutto il mondo una condizione di pace che da anni si è persa nei mille rivoli di una “terza guerra mondiale a pezzi”.

Antonio Ricci