Venti di crisi frenano le aspettative di ripresa

La crisi in Ukraina e i rincari energetici rendono molto pesante la situazione per famiglie e imprese

Foto Ansa/SIR

Inflazione e rincari energetici sono parole che non permettono sonni tranquilli; la ripresa economica riemersa dalla tragedia della pandemia sta subendo un momento di crisi delicato e preoccupante. Ne hanno parlato in questi giorni sia la Presidente della Bce, Christine Lagarde, che il commissario per l’economia europea, Paolo Gentiloni. Per entrambi “i venti contrari si sono intensificati” nell’ultima parte del 2021 e lo slancio della ripresa si è affievolito. “Dopo una notevole espansione del 5,3% nel 2021, l’economia dell’Ue crescerà del 4,0% nel 2022 e del 2,8% nel 2023”.
I numeri parlano chiaro. “La crescita nell’area euro è prevista al 4,0% nel 2022, con una moderazione 2,7% nel 2023”. Si teme che quei numeri siano destinati a diminuire poiché nel quadro si sono inseriti una inflazione decisa (3,5%) e un rallentato contesto internazionale. Il Pil mondiale è dato al 4,2% nel 2022 e al 3,8 il prossimo anno. Carenza di manodopera, difficoltà di reperire materie prime e rischi economici aggravati dalle tensioni geopolitiche destano preoccupazione. Inevitabilmente l’inflazione si incrocia con i rincari energetici derivanti in gran parte da situazioni geopolitiche in piena tensione: la questione Ukraina con le tensioni tra Usa, Russia, Europa e Cina incide molto sui rincari energetici e di conseguenza sull’aumento dei prezzi e sull’inflazione. Bisogna constatare amaramente che certe scelte ideali (vedi nucleare o polemiche sulla Tap o la riduzione della produzione di gas naturale nell’Adriatico) oggi mostrano il loro limite.

Metanodotto in costruzione

L’Italia oggi è un Paese che, per la produzione energetica, dipende completamente dalle importazioni. Nel 2019 la produzione nazionale ha subito un nuovo marcato calo (-10,9%) rispetto al 2018, attestandosi a 4,85 miliardi di metri cubi, soprattutto per la riduzione della produzione in mare (-13%), mentre quella in terraferma è cresciuta del 5%. Il grado di dipendenza dall’estero ha raggiunto il massimo storico toccando il 95,4%. Sempre nel 2019 abbiamo ricevuto dalla Russia il 46%, dall’Algeria il 18,8%, dal Qatar il 9,2%, dalla Norvegia l’8,7% e dalla Libia all’8% del gas importato. Ci sono anche quote, non così rilevanti, provenienti da Trinidad & Tobago e dagli Stati Uniti. E c’è un 6% del gas approvvigionato all’estero acquistato nelle borse europee. La crisi ukraina tocca quindi da vicino il nostro Paese.
È impossibile far a meno del gas russo e il gasdotto passa attraverso l’Ukraina. Putin ha stretto i rubinetti ed il mercato mondiale è diventato schizofrenico. L’aumento della bolletta del gas e dell’energia elettrica, che vive di altre problematiche anch’esse legate dall’approvvigionamento estero anche se non nelle dimensioni del gas, diventa significativo e per molte famiglie e imprese insostenibile. I nuovi, straordinari record al rialzo dei prezzi dei prodotti energetici all’ingrosso (quasi raddoppiati nei mercati spot del gas naturale e dell’energia elettrica nel periodo settembre-dicembre 2021), porterebbero, infatti, a un aumento per il prossimo anno del 65% della bolletta dell’elettricità e del 59,2% di quella del gas.
Per mitigare l’impatto degli aumenti su famiglie e imprese, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera) ha confermato l’annullamento transitorio degli oneri generali di sistema in bolletta e potenziato il bonus sociale alle famiglie in difficoltà. Questo in base a quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2022, con cui il Governo – oltre a ridurre l’Iva sul gas al 5% per il trimestre – ha stanziato risorse per gli interventi, con ciò consentendo di alleggerire l’impatto su 29 milioni di famiglie e 6 milioni di microimprese.
Malgrado gli interventi, tuttavia, l’aumento per la famiglia tipo in tutela sarà comunque del +55% per la bolletta dell’elettricità e del +41,8% per quella del gas per il primo trimestre del 2022. Guardando al futuro, dice Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione, “prevediamo di tornare alla marcia alta entro la fine dell’anno, man mano che alcuni problemi si allenteranno. I fondamentali dell’Ue rimangono solidi e saranno ulteriormente rafforzati quando i Paesi inizieranno a mettere in atto i loro Piani di ripresa e resilienza… la nostra sfida immediata è mantenere la ripresa sulla buona strada. Il forte aumento dell’inflazione e dei prezzi dell’energia, insieme alle strozzature nella catena di approvvigionamento e nel mercato del lavoro, stanno frenando la crescita”.
Naturalmente noi guardiamo agli interessi immediati e a medio termine per la popolazione, soprattutto quella più debole del nostro Paese. Purtroppo la confusione tra i partiti e nei partiti regna sovrana. Ma le tensioni internazionali, con le pesanti conseguenze che producono, ci fanno pensare che il caos non regni solo in Italia.

Giovanni Barbieri

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