In una società pervasa da violenza, con giovani sempre più fragili, è necessaria una risposta educativa che vada oltre soluzioni semplicistiche

dove ha trovato la morte Giacomo Bongiorni
A 13 anni di distanza dall’omicidio del ventitreenne Andrea Fruzzetti, accoltellato nella notte di Natale del 2013 nel centro storico del capoluogo di provincia, Massa è sprofondata, sabato notte, nel dramma di una nuova vittima della violenza giovanile. I fatti sono noti: Giacomo Bongiorni, 47 anni, è stato aggredito in piazza Palma da un gruppo di giovani visibilmente alterati, dopo aver tentato di dissuadere gli stessi dal lanciare bottiglie e oggetti contro la vetrina di un negozio.
Nella colluttazione, sulle cui dinamiche indagano gli inquirenti, il Bongiorni ha perso la vita davanti agli occhi increduli del figlio undicenne. Ha riportato fratture anche il cognato della vittima. Attualmente indagati dalla Procura della Repubblica di Massa due maggiorenni di origine romena e un minorenne la cui identità non è stata divulgata. L’episodio è l’ultimo e il più drammatico di una scia di delitti che coinvolgono le giovani generazioni nel nostro territorio, dai quartieri delle aree urbane in cui da un paio di decenni si concentrano gran parte dei locali di intrattenimento, le famose “movide”, alle aree più periferiche.
Le cronache locali da Massa, Marina di Carrara, Spezia e Sarzana raccontano quasi ogni settimana delle risse, dei fermi che hanno per protagonisti giovani e giovanissimi, delle attività di controllo e prevenzione messe in campo da Forze dell’Ordine e Asl.
Dall’omicidio di sabato scorso a Massa a quello di gennaio alla Spezia, passando per le tante violenze e gli atti di bullismo riscontrati in Lunigiana – l’ultimo poche settimane fa a Pontremoli, protagonisti dei giovanissimi – la questione giovanile scuote anche il nostro territorio.

dove ha trovato la morte Giacomo Bongiorni
Gli anni del dopo-pandemia hanno visto un’esplosione della violenza giovanile. In Lunigiana come in Costa. Nel novembre 2023 un cinquantenne fu aggredito da una banda di ragazzi a Villafranca, dopo aver chiesto ad alcuni ragazzi, già maggiorenni, di non fare troppi schiamazzi in quanto stavano disturbando l’attività svolta dalla moglie nel proprio negozio. L’uomo finì a terra senza conoscenza con un timpano rotto e un trauma cranico, oltre ad altre lesioni.
A fine marzo 2024 a Sarzana un clochard noto nella cittadina fu colpito alla testa con una spranga da un ragazzino di 16 anni nel sottopasso della stazione ferroviaria, provocando fratture multiple al cranio, da cui il malcapitato guarì nei mesi successivi.
A Pontremoli, da anni centro d’attrazione del mondo giovanile lunigianese e teatro nel tempo di un crescendo di atti vandalici e risse, anche tra ragazze, spesso rese virali dalle riprese effettuate con gli immancabili smartphone, nel giugno 2025 un diciottenne fu picchiato in via Manfredo Giuliani senza motivo da giovanissimi che gli procurarono un accesso al pronto soccorso e 25 giorni di prognosi a causa delle botte.
In tempi ancor più recenti, alla Spezia, dove negli ultimi tre anni aggressioni e armi bianche hanno fatto capolino nella movimentata vita notturna del centro storico, lo scorso 16 gennaio la violenza giovanile ha varcato le mura di una scuola, provocando la morte per accoltellamento di Youssef Abanou, 18 anni.
Ma è ancora Pontremoli il teatro dell’ultimo episodio violento, avvenuto poche settimane fa, quando un quattordicenne del luogo è stato costretto a spogliarsi e successivamente percosso da alcuni coetanei, che hanno ripreso l’accaduto e lo hanno divulgato in Rete. Sull’accaduto il riserbo è molto stretto.
Il vescovo Vaccari: “cosa stiamo trasmettendo come adulti alle nuove generazioni?”

“Giacomo Bongiorni stava trascorrendo la serata di sabato con la sua compagna, suo figlio di undici anni e alcuni amici. Ha visto dei ragazzi comportarsi male e ha detto loro qualcosa: per questo lo hanno ucciso, sotto gli occhi di suo figlio”. È con queste parole che inizia la dichiarazione del Vescovo di Massa, fra’ Mario Vaccari, a seguito dell’omicidio di sabato scorso.
“Alla sua compagna, a quel bambino, al cognato che ha provato a difenderlo dico che sono loro vicino, per tutto quello che è possibile”, prosegue il Vescovo. “Non ho ricette. Non voglio fare il “moralista” del giorno dopo, ma non riesco a trattare quello che è successo come una notizia tra le altre, da scorrere sullo smartphone e da dimenticare presto” ha dichiarato mons. Vaccari, secondo il quale “è stata impressionante la sproporzione della reazione e la velocità con cui si è arrivati a tutto ciò. Rispetto poi a quei ragazzi, così giovani, nessuno di loro, evidentemente, si è fermato un secondo a pensare alle conseguenze di quello che stavano facendo e di quello che potevano provocare”.
“Mi chiedo allora: cosa stiamo diventando? Cosa stiamo trasmettendo come adulti alle nuove generazioni? Queste domande non hanno una risposta facile, e diffido di chi pensa di averne una già pronta. Ma non far risuonare nelle nostre coscienze queste domande – come comunità civile e religiosa, come città, ciascuno secondo il proprio ruolo – sarebbe la vera sconfitta”.
Il Vescovo, d’intesa con il sindaco Francesco Persiani, si è fatto promotore di una partecipata fiaccolata in ricordo di Giacomo Bongiorni, tenutasi martedì sera nelle vie del centro storico massese, voluta come “momento comunitario di riflessione sul senso di quanto accaduto e per stringersi in preghiera in segno di vicinanza al dolore dei familiari”.
Una comunità educante in dissoluzione
I dati nazionali raccontano di un aumento consistente delle denunce e degli arresti a carico di 14-17enni per rapina tra il 2014 e il 2024: raddoppio dei reati per lesioni personali, triplicazione di quelli per rissa e per porto abusivo di armi o oggetti atti a offendere.
La detenzione di coltelli o altri oggetti portati con sé per sentirsi più sicuri o per affermare il proprio status all’interno del gruppo fanno da contraltare alla condizione di adolescenti definiti dall’Ong Save the Children «sempre più “disarmati” dal punto di vista emotivo e relazionale»: ragazzi e ragazze spaventati da un mondo esterno che considerano pericoloso, imprevedibile, segnato da conflitti e violenze all’interno delle famiglie e nella società, con casi di autolesionismo e tentati suicidi e, in alcuni casi, uso di sostanze e dipendenze. In Italia come in Lunigiana e nella provincia apuana.
Senza cadere nella tentazione di esaltare con nostalgia tempi passati non certo tranquilli e pacifici, non si può negare che il clima a cui sono sottoposti i giovani di oggi è senza precedenti: la guerra come prospettiva permanente, la prepotenza verbale dei leader politici mondiali, l’aggressività dei protagonisti dei talk show politici, la violenza delle serie tv e quella latente in tanti luoghi di vita sociale, la propagazione della paura veicolata a tutti i livelli: basta fare un giro dei profili social lunigianesi più popolari, pronti a dare in pasto al pubblico la quotidiana dose di cronaca nera per alimentare l’angoscia e l’odio (spesso razziale) e dare sfogo nei commenti ad una congerie di qualunquismo, livore e istinti belluini, di cui il senso di vergogna si perde nell’essere dietro uno schermo e una tastiera. I commenti di queste ore a margine dell’omicidio Bongiorni ne sono un triste esempio.
A determinare tutto ciò è un mondo adulto incapace di ascoltare le ansie e i bisogni dei giovani e offrire alle nuove generazioni un orizzonte di senso alternativo a questa pesante cappa dilagata mano a mano che si è dissolta, tra individualismo e ritirata dello Stato, la “comunità educante”: quell’alleanza educativa tra famiglia, istituzioni e corpi intermedi capace di formare ad un nuovo stile di relazioni nella società, senza il quale nessuna spinta repressiva o punitiva potrà ridurre la piaga della violenza giovanile.
(Davide Tondani)



