Meno pascoli più incendi. Un rischio che si corre anche in Lunigiana

Una situazione difficile che si è inasprita negli ultimi anni con l’avanzare del bosco

Il recente incendio nei boschi di Zeri
Il recente incendio nei boschi di Zeri

L’abbandono del territorio montano, con la conseguente scomparsa dei pascoli e l’espansione dei boschi e delle foreste, stanno esercitando in questi ultimi anni un’influenza negativa sulla qualità del territorio nelle aree interne. Con l’aumento di fenomeni di danni idrogeologici e un maggiore rischio di incendi.

Una situazione che sta vivendo in maniera drammatica anche il territorio lunigianese, con la crescita degli episodi di incendi, e ne è fresco esempio il rogo che si è sviluppato recentemente a Zeri di cui vi abbiamo dato conto nello scorso numero del settimanale. Tra le cause di questo incremento vi è senza dubbio l’abbandono dei pascoli che porta all’espansione di arbusti e boschi densi, eliminando quelle zone aperte che facilitano gli interventi di spegnimento da parte dei soccorritori.

Una situazione che in alcune aree è addirittura drammatica, come nel caso di Logarghena, nel comune di Filattiera, dove nel corso di poco più di un decennio l’area dei prati si è praticamente dimezzata, con il continuo avanzamento degli arbusti e delle faggete.

Con Legambiente che prova ad invertire la tendenza
I Prati di Logarghena in piena fioritura (foto Lunigiana World)
I Prati di Logarghena in piena fioritura
(foto Lunigiana World)

“Si è una tematica complessa che monitoriamo da lungo tempo – sottolinea Matteo Tollini, responsabile Parchi di Legambiente Toscana – che coinvolge varie arie dell’Appennino e a cui da tempo stiamo cercando di dare una risposta con un progetto per il ripristino delle praterie e delle foreste dell’Appennino Tosco Emiliano”. Un progetto il cui obiettivo è quello di ripristinare il paesaggio e i processi naturali, favorendone la resilienza climatica, promuovendo il recupero degli ambienti aperti che ospitano le specie e gli habitat minacciati, attraverso il ritorno alle attività rurali tradizionali.

E questo potenziale ritorno potrebbe essere un aiuto concreto alla prevenzione del rischio incendi in quanto il pascolo “è una tecnica efficace di prevenzione incendi – sottolinea Tollini – agendo come tagliafuoco naturale riducendo la biomassa vegetale combustibile. Questo metodo sostenibile gestisce il territorio, migliora la fertilità del suolo e preserva il paesaggio, trasformando aree abbandonate in zone a basso rischio”. Ma c’è anche la componente naturalistica perchè, sottolinea Tollini “contrariamente a quanto magari si potrebbe pensare il pascolo è fondamentale per l’equilibrio e il mantenimento della biodiversità ecologica. Con la sua scomparsa sarebbero a rischio numerosi esemplari di fauna e flora”. Tra i progetti che Legambiente ha in serbo per realizzare la difesa dei prati da pascolo c’è quello di agevolare il pascolo di cavalli bradi e semibradi nelle aree di Zeri e Comano, con l’obiettivo di valorizzare i pascoli e favorendo la riapertura di sentieri e praterie.

Inevitabile la domanda sulla complessità e la difficoltà che sta vivendo il mondo della pastorizia, i cui rappresentanti sono i primi a garantire la presenza e la difesa del territorio montano “ci vogliono sostegni e incentivi. è un’attività che sta vivendo dei problemi ma che è fondamentale per garantire un presidio territoriale e la valorizzazione di razze autoctone come la pecora zerasca”.

Ma non solo pascolo, per la salvaguardia del territorio dagli eventi climatici intensi e dal rischio incendi è fondamentale anche la pulizia del bosco. Come sottolineato da Italo Pizzati, della rete Slow Food dei Castanicoltori, che evidenzia come fino a pochi decenni fa “la castanicoltura tradizionale era un perfetto esempio del risultato di un equilibrato rapporto tra uomo e montagna”. Con la valorizzazione dell’albero del castagno che rappresentava anche un modo per una pulizia dei boschi e per la conseguente difesa del territorio.

(Riccardo Sordi)