Migranti: la sindrome dell’emergenza non ha più ragione d’essere

Numeri in aumento nel 2021 rispetto al 2020, anno della pandemia, ma in netto calo rispetto agli anni precedenti. Italia ed Ue chiamate ad affrontare il problema con politiche di ingresso legali

Vaticano, 17 dicembre 2021: Papa Francesco incontra gruppo di profughi ospitati dalla Comunità di Sant’Egidio (Foto Vatican Media/SIR)

Sono molto articolati i dati contenuti nel Report 2021 su “Il diritto d’asilo – Gli ostacoli verso un noi sempre più grande”, curato dalla Fondazione Migrantes – l’organismo della Cei incaricato di accompagnare e sostenere le Chiese nella conoscenza, nell’opera di evangelizzazione e nella cura pastorale dei migranti – presentato a Roma e giunto alla quinta edizione.

Ci sono quelli sugli arrivi: circa 53mila persone da  gennaio a ottobre, quasi il doppio rispetto al 2020, segnato dai lockdown per la pandemia. Nonostante l’aumento segnalato, non hanno quindi ragione di esistere gli allarmismi della propaganda politica sul numero crescente di rifugiati e migranti che giungono in Italia attraverso il Mediterraneo: i 53mila di quest’anno sono solo un terzo di quelli registrati nel 2016 e meno della metà del 2017. Dovrebbe, se mai, mettere in crisi la coscienza degli italiani il fatto che i morti e dispersi in mare stimati (per difetto) a tutto novembre siano saliti a 1.225, più di quelli dell’intero 2020; oppure che oltre 28mila migranti siano stati intercettati in mare dalla Guardia costiera libica e riportati nell’inferno di quel Paese. Proprio la Libia, tra l’altro, è tornata al primo posto, davanti alla Tunisia, nella poco encomiabile classifica dei Paesi di partenza. Sono cresciuti anche gli arrivi via Turchia. Tra i Paesi di origine si trova in testa la Tunisia, seguita da Bangladesh, Egitto, Iran, Costa d’Avorio, oltre che da Pakistan, Nigeria, Somalia e Mali: sono i Paesi meno sicuri del pianeta.
Un Centro di accoglienza della Croce rossa Italiana, per i profughi fuggiti dall’ Afghanistan (Foto Siciliani-Gennari/SIR)
Ph: Cristian Gennari/Siciliani

Circa le richieste di asilo, nel 2020 le Commissioni territoriali hanno esaminato la metà delle pratiche dell’anno precedente; il 40% di queste ha avuto esito positivo. Altro tasto dolente è quello dei minori stranieri non accompagnati (Msna). Alla fine di settembre 2021 i “presenti e censiti” erano 9.661, con una crescita del 62%, in gran parte (97%) maschi. Un terzo di essi ha trovato accoglienza in Sicilia; poi nel Friuli-Venezia Giulia (punto di arrivo della rotta balcanica), in Lombardia e in Puglia. In questi ultimi anni, a livello europeo, più della metà dei minori non accompagnati richiedenti asilo sono risultati di cittadinanza afghana ed hanno presentato protezione soprattutto in Grecia, Belgio e Romania; seguono i minori di nazionalità siriana.

Un balzo in avanti impressionante ha registrato la rotta verso le Canarie (Spagna). Poco più di 900 morti accertati nel 2020, quattro volte quelli dell’anno precedente; quota raggiunta quest’anno già all’inizio di novembre. Quasi decuplicati gli arrivi nel 2020, ancora in crescita nel 2021. Cifre impressionanti se si considera che si tratta di una rotta atlantica e, quindi, molto pericolosa.
Non sono, però solo le guerre a dare origine alle migrazioni forzate. Nel 2020 è risultata in aumento del 37% nel mondo la presenza di sfollati a causa di disastri ambientali: 7 milioni in dati assoluti, mentre erano 5 milioni l’anno prima. All’origine di questi spostamenti ci sono eventi meteorologici di vario tipo: dai cicloni ai tifoni alle conseguenti inondazioni; ma anche siccità, incendi di grandi dimensioni, frane e smottamenti. La Banca mondiale parla di rischio di giungere a più di 200 milioni di migranti forzati, soprattutto in Africa e Asia, entro il 2050. Secondo il Report di Migrantes, questo è “lo scenario prevedibile se non si realizzeranno efficaci iniziative di contrasto al mutamento climatico e per lo sviluppo”. Cifre che potrebbero ridursi anche dell’80% se si iniziasse fin da subito a passare dalle parole ai fatti.
Nel suo intervento alla presentazione del Report 2021, mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione per le migrazioni della Cei, ha auspicato che l’Europa giunga a delineare “politiche realistiche che aprano canali di migrazione legale, per togliere finalmente terreno ai trafficanti e riuscire a far diminuire il numero dei morti sia nel mare che via terra”.
“Queste politiche di ingresso legale – ha spiegato – ci aiuterebbero a chiudere finalmente i campi di prigionia in Libia e i campi di contenimento ‘lontano dagli occhi e lontani dal cuore’ che abbiamo ai confini europei”. Ha invitato inoltre ad “alimentare i canali di ricollocamento dai campi profughi e dalle situazioni di tensione verso l’Europa (1.400.000 le richieste, poco più di 20.000 gli arrivi in tutta Europa)”. I corridoi umanitari, che hanno portato in Italia circa 3.000 persone, “sono un segno importante ma rischiano di risultare un alibi di fronte alle nostre responsabilità politiche”. L’Italia, ha concluso Perego, è chiamata a “superare una sorta di sindrome dell’emergenza che caratterizza le politiche migratorie” sia rispetto a numeri “gestibili che abbiamo in accoglienza”, sia rispetto “al numero degli arrivi”, promuovendo l’accoglienza diffusa nei territori e “superando finalmente i Cas (centri di accoglienza straordinaria) e le limitazioni che si nascondono dietro la preoccupazione della sicurezza”. È arrivato il momento di passare dall’accoglienza all’integrazione.        (a.r.)

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