Germano Cavalli e la storia della Lunigiana studiata e approfondita con amore

Ricordo del fondatore e presidente dell’associazione culturale intitolata a Manfredo Giuliani

Germano Cavalli nella sua casa di Villafranca (foto Massimo Pasquali)

“Una luce si è spenta” abbiamo letto sul manifesto di partecipazione di Associazioni culturali al dolore per la morte di Germano Cavalli (Villafranca 1935 – 2021): è pienamente vera la metafora, si è spenta una persona “luminosa” che ha improntato la sua vita a ricercare e studiare la storia della sua terra. Ha captato la vivacità degli interessi politici e culturali che nel primo Novecento aveva animato il gruppo pontremolese che si raccolse intorno a Manfredo Giuliani e ai suoi amici, fondatori del movimento della “Giovane Apua” per il rilancio della cultura del territorio.
Germano, che aveva fatto studi tecnici e poi ne fu insegnante, si calò nel solco ancora aperto delle influenze del Positivismo, il movimento culturale europeo del secondo Ottocento ormai diffuso anche nei piccoli centri e che aveva fatto fiorire nuove scienze, le cosiddette “scienze umane” (sociologia, antropologia, etnografia, biologia, psicologia).
Sono queste le discipline che più lo hanno appassionato, insieme alla storia, le ha analizzate secondo il nuovo metodo della storiografia francese che diede risalto alle “piccole storie” e alla “cultura materiale”, metodo appreso dal suo maggior maestro Manfredo Giuliani.
Negli anni sessanta, dopo l’obbligo scolastico portato a 14 anni, anche in Lunigiana si aggregarono tanti giovani insegnanti vincitori di concorsi che furono un buon fermento culturale. Si andò incrementando un gruppo di giovani che trovarono in Cavalli l’animatore e la guida per non disperdere lo spirito delle tradizioni del nostro territorio, i dialetti, lo stile di vita, gli oggetti.

Germano Cavalli nel 1969 con la statua stele venuta alla luce a Treschietto

Predominante divenne l’archeologia di superficie con la collaborazione di Augusto Cesare Ambrosi nel ritrovamento e nell’analisi di statue-stele, un primo entusiasmante successo fu la stele maschile armata dissepolta nei campi presso Canossa. Andarono rovistando ovunque ci fossero indizi del passato e i risultati furono buoni.
Nel 1970 fu costituita l’Associazione “Manfredo Giuliani” per le ricerche storiche ed etnografiche della Lunigiana” per dare un metodo di ricerca e che ha celebrato nel 2020 le sue nozze d’oro sempre con presidente Germano, che in essa è da tutti identificato. Per conservare la memoria e l’approfondimento culturale di tanti argomenti è stata fondata la rivista “Studi lunigianesi” : i numeri editi sono il 48-49°, volume che riassume i 50 anni della “Manfredo Giuliani”, in appendice ha l’elenco completo delle annate della rivista che ha onorato l’opera dello studioso di cui porta il nome e del presidente Cavalli che l’ha diretta con molta cura. I collaboratori sono stati davvero tanti e di rilievo, costanti i contributi di Germano, dal primo numero su “Villafranca nel ducato di Parma” all’ultima intervista da lui rilasciata.

La culla di Bratto conservata al Museo Etnografico di Villafranca
La culla di Bratto conservata al Museo Etnografico di Villafranca

L’attività editoriale si è allargata ai “Quaderni” e a monografie: sulla Cronaca del Da Faie e relativi Atti del Convegno del 2011 a Bagnone, Gli statuti di Filetto, Componimenti di letteratura tradizionale lunigianese”. Va aggiunta anche la collaborazione editoriale con altri autori e Associazioni. Un altro grande impegno è stata la creazione nel 1977 del Museo etnografico della Lunigiana che con la direzione di Germano ha raccolto oggetti legati ai mestieri, alle arti e alle tradizioni locali sopravissute dopo lo spopolamento dei borghi delle nostre colline. Come logo del Museo fu scelta la “culla di Bratto”, un oggetto d’arte di artigiani di quel remoto paese.
Da questa concisa rassegna della passione che lo ha accompagnato per tutta la vita risalta lo spessore culturale e insieme pragmatico, operativo di Germano Cavalli. Aveva temperamento di maestro, fu entusiasta e capace di entusiasmare: è una bella eredità che lascia a disposizione di tutti. I giovani favolosi che furono sollecitati dal suo carisma non ci sono più o lo scorrere del tempo ne ha smorzato lo zelo esplorativo. Succede spesso, nella storia grande e in quella piccola di casa nostra, che una grande personalità non lasci eredi di pari livello, ma non vogliamo perdere la speranza che il volontariato culturale e la divulgazione della storia locale che Germano ha promosso ritrovino interesse e sia conservato il patrimonio preso in eredità e condiviso da altri ricercatori e associazioni locali con le quali ha collaborato.
L’identità culturale è prevalente, ma Germano nella dimensione quotidiana ha manifestato di essere una bella persona, estroverso, affabile con tutti, sensibile, sapeva dare e ricevere amicizia, uomo della decisione e della mediazione, ma non dei compromessi, fermo e coerente nelle sue idee, le sosteneva anche se lo portavano a contrasti con altri. Buon parlatore, concreto, associava esempi puntuali, testimonianze personali nella descrizione degli accadimenti. La Lunigiana l’ha conosciuta anche pedalando sui suoi sentieri, da solo o con i ciclisti di una Società di cui faceva parte. La buona e feconda congiunzione di pensiero e azione ce lo fa rimpiangere con sentimenti di gratitudine e amicizia.

Maria Luisa Simoncelli
Associazione Culturale “Vasco Bianchi”

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