Principiante e selvatico

Domenica 6 dicembre – II di Avvento
(Is 40,1-5.9-11; 2Pt 3,8-14; Mc 1,1-8)

46vangelo“Principio della Buona Notizia di Gesù, Cristo, Figlio di Dio”. No, non è solo un inizio, è un “principio”, è Genesi, è la vita che, per essere viva, deve saper sempre ricominciare, tornare a essere materia prima, come argilla costantemente plasmata dal Dio della storia. Siamo gente da deserto, siamo in Esodo, le nostre radici sono Altrove, la terra è lo spazio delle traiettorie, le tende vanno continuamente levate. Sempre “in principio”, continuamente principianti della vita, sempre pronti a decostruire e ricostruire, chiamati a vivere leggeri, senza definizioni troppo pesanti. Non rimarrà pietra su pietra nemmeno di noi, il tempio è sempre distrutto, il tempio è ricostruito in tre giorni, il tempio siamo noi. Noi che camminiamo incontro alla vita e sentiamo su di noi la dolcezza della cura e i lividi degli errori, gli occhi caldi dell’amore e gli sguardi invidiosi dell’odio e ogni incontro è un pezzo di noi che si interroga, è un pezzo che si reinventa, che prova a trovare nuovi labili risposte. Noi siamo identità in movimento, la nostra identità è costruita nel cuore del movimento. La nostra verità più profonda abita quel momento di ricominciamento continuo, di principio eterno che siamo chiamati a riconoscere. Ogni istante è appello a principiare vita. Il vangelo è invito a vivere da principianti, con la passione e l’umiltà di chi nulla insegna e di tutto è grato.
In principio. Sempre figli di una vita che inizia, sempre argilla da plasmare e poi baciare e poi lasciar andare. Sempre in principio perché mai la vita raggiunge vicoli senza uscita, non esistono binari morti, non c’è ostruzione eterna di cammino per gli eterni principianti. La vita è già eterna per chi accoglie il Principio. La Bibbia stessa è sempre un inizio, è la voce del Padre che crea dal cuore dei tempi, è la voce del roveto che inventa una strada per fuggire dal faraone, è la voce di Isaia che vede (perché c’è!) una strada nel deserto che riporti a casa dall’esilio, è la voce di Gesù che ricolloca a libertà, che inventa una strada a poveri, prostitute, pubblicani, lebbrosi, morti, assassini, crocifissi… C’è sempre una strada per tornare a vita, magari non è immediatamente visibile ma c’è. Magari è visibile ma fa paura.
Una identità costantemente in costruzione e una libertà mai per sempre conquistata, nemmeno lontano dal faraone. Fermarsi è la trappola, anche i Magi hanno rischiato incappando in Gerusalemme. Gesù non si fermerà mai, a costo di inventare una strada persino nel luogo più immobile del mondo, nel sepolcro di un cimitero. Figlio di una libertà così radicale che niente riesce a trattenerlo. Non la morte, nemmeno l’amore possessivo e tenero della Maddalena, e quella sarà tentazione ancora più difficile. Dolcissimo e terribile dover dire “non mi trattenere”. Che l’amore non trattiene. Altrimenti non è amore. Torna all’inizio, torna da capo, vera Genesi è imparare l’arte di amare, e comprendere che amore e libertà coincidono. E soffrire fino a sangue pur di annientare l’ultima distanza tra le due.

don Alessandro Deho’

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