Limiti e virtù, sofferenze e speranze del popolo camerounense visitato da Papa Leone XIV

Da Fiorenzo Simonelli, lunigianese e missionario laico in Cameroun, una testimonianza sul viaggio apostolico di Leone XIV nel paese africano

Il Papa a Yaoundé nella Università cattolica dell’Africa centrale (Foto Vatican Media / SIR)

Scendendo all’aeroporto di Yaoundé, capitale del Cameroun, Papa Leone XIV ha affrontato una sfida complessa: il Paese si nutre di pluralità non ancora amalgamate, i particolarismi prevalgono sul bene comune.
Il Cameroun vive una complicata transizione post-coloniale, più di duecento etnie e due lingue sottendono approcci diversi alle opzioni socio-economiche sullo sviluppo del Paese. Una corruzione pressoché incontrollabile fa da sfondo ad un Paese non povero, ma impoverito da decenni nei quali una cupola affaristica si è impadronita delle istituzioni, sovvertendo e rinviando elezioni, ed usandole come volano per una calcolata distrazione dei fondi pubblici.

Papa Leone XIV in Cameroun: la Santa Messa nel Japoma Stadium a Douala (Foto Vatican Media / SIR)

Se l’ossimoro non è troppo ardito, parlerei di una dittatura democratica, nella quale una componente tribalistica si spartisce tutto ciò che andrebbe destinato a scuola, sanità, opere sociali.
Quel che è peggio, col passare degli anni questo modo di agire ha come pervaso tutti i gangli della società civile, inquinando le relazioni anche della povera gente, operando un massacro antropologico di una cultura che era, naturalmente, votata alla solidarietà.
Nel suo discorso introduttivo al Palazzo dell’Unità, Papa Leone XIV ha affermato che “bisogna frantumare le catene della corruzione” di fronte a tutti i personaggi che se ne alimentano, con parole ferme, di alta dignità morale: il sobrio Pontefice al quale eravamo abituati è tornato il missionario in Perù.

La visita privata del Papa all’Ospedale cattolico Saint Paul a Douala (Foto Vatican Media/SIR)

La gente soffre, in molte famiglie si fanno i turni per mangiare, si può morire nelle corsie degli ospedali se non si ha la liquidità per entrare, in un Paese la cui metà dei cittadini ha meno di 21 anni la scuola è un parcheggio con classi di 60-70 ragazzi in edifici fatiscenti; le famiglie sono numerose, con una media figli di 5,5 per focolare, e nei villaggi dove si concentrano i tre quarti dei trenta milioni di abitanti il figlio è considerato un dono di Dio e la mancanza una maledizione: sul piano sociale, dunque, non c’è via d’uscita alla povertà senza una politica sociale tesa ad una congrua ripartizione del reddito.
Il Nord-Ovest dello Stato, ai confini della Nigeria, è caduto da una decina d’anni in una spirale di violenza, come risposta sproporzionata all’insensibilità del Potere centrale. Nel suo capoluogo, Papa Leone si è presentato per presiedere un incontro per la pace.
Lo ha fatto nel nome di un’identità interreligiosa cogliendo, con un guizzo di genialità spirituale, una delle caratteristiche peculiari del Cameroun, ossia una convivenza pacifica con l’islam moderato che soffre, come i cristiani, le violenze dei ribelli.

Yaoundé-Ville: la Santa Messa celebrata presso l’aeroporto (Foto Vatican Media/SIR)

Forte il richiamo del Papa ad una pace che deve prima di tutto sedimentarsi nelle coscienze, per poi recuperare il senso ultimo della pluralità di interessi e stili di vita; e a orientare questa reciproca inclusione non possono essere che i poveri, i soli che “possono cospargere olio” sulle ferite della storia perché per primi crocifissi ed esclusi dai crocevia dove si scontrano i poteri forti. Forse, da questo contatto tra il Vescovo di Roma e il Cameroun poco è trapelato sul confronto con la Chiesa locale, inserita in un’Africa in cui vive il 20% dei battezzati di tutto il mondo, ma che presenta sensibilità diverse.

Yaoundé: Papa Leone XIV incontra il mondo universitario nell’Università cattolica dell’Africa centrale (Foto Vatican Media/SIR)

La Conferenza épiscopale del Cameroun, per esempio, ha respinto, quasi indignata, la dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede Fiducia Supplicans sulla benedizione di coppie omosessuali, ma che non adotta la stessa intransigenza nel condannare la poligamia, che non di rado alberga tra i fedeli e che talvolta sfocia in casi di incesto e violenze familiari, o nel condannare in maniera netta il ruolo marginale della donna nella società, il suo sfruttamento come oggetto di piacere fin dalla prima adolescenza.
Insomma, c’è ancora molta strada da fare per la vivace Chiesa camerounense, all’interno della quale si sta affievolendo la spinta prodotta da congregazioni missionarie dalla “pelle chiara”. Le opere sociali pensate e realizzate con un’impronta occidentale dovranno presto essere rielaborate da un volontariato autoctono: è anche il destino del nostro Villaggio “Laudato si’”, e ne saremo fieri.
Sabato 18 aprile Papa Leone XIV ha lasciato il Cameroun, dispensando fermezza, coraggio, e un qualcosa che rimanda al suo essere stato missionario, salutando il popolo camerunese, con le sue sofferenze e virtù, i suoi limiti e le sue speranze: e con i suoi poveri, protagonisti privilegiati contro “un manipolo di tiranni”.

Fiorenzo Simonelli