Mons. Fenocchio: un episcopato al servizio di tutta la comunità

Il presule è stato ricordato con una conferenza nell’ex Palazzo Episcopale di Pontremoli. A ricordarlo il vescovo emerito di Volterra, mons. Alberto Silvani, e il vicario generale della natia Albenga, mons. Bruno Scarpino

Pontremoli, 15 settembre 1979: il Vescovo mons. Fenocchio, in Cattedrale, presiede la cerimonia di ordinazione sacerdotale di Antonio Costantino Pietrocola. I due diaconi al suo fianco sono mons. Antonio Panfili (a sinistra), attuale vicario episcopale per le religiose e i religiosi, mentre a destra è l’attuale card. Angelo De Donatis, penitenziere maggiore.

La Chiesa diocesana ha commemorato giovedì 16 aprile mons. Giuseppe Fenocchio, vescovo di Pontremoli dal 1955 al 1983, nel trentennale della sua nascita al cielo. Il momento di incontro nel Palazzo Vescovile e la S. Messa, celebrata in Concattedrale, hanno avuto lo scopo di non essere solo “l’atto celebrativo di un personaggio pubblico, bensì un gesto pedagogico e educativo”.
Con queste parole mons. Bruno Scarpino, attuale vicario generale di Albenga – Imperia (diocesi natia del compianto vescovo) ha introdotto le note biografiche e gli anni liguri di mons. Fenocchio, unitamente ad un ricordo personale di quando il vescovo ormai anziano rientrò ad Albenga per vivere gli ultimi anni della sua missione.

La conferenza in ricordo di mons. Fenocchio che si è tenuta in Vescovado giovedì 16 aprile

Presenti all’incontro molte persone, tra le quali il nostro vescovo mons. Mario Vaccari e mons. Guglielmo Borghetti, vescovo di Albenga – Imperia nonché nostro conterraneo. A fare gli onori di casa è stato mons. Antonio Costantino Pietrocola, Proposto del Capitolo, mentre è toccato a mons. Alberto Silvani, vescovo emerito di Volterra, ripercorrere gli anni di ministero pontremolese del presule.
Tanto mons. Scarpino quanto il mons. Silvani hanno concordato nel descrivere sia l’umiltà e la semplicità del giovane prete, sia lo stile sobrio e maturo del vescovo. Le relazioni hanno evidenziato il profilo di un vescovo mite e al tempo stesso audace, un pastore impegnato nel dialogo e nella preghiera, nella celebrazione della liturgia e nella dedizione al canto.

Mons. Giuseppe Fenocchio (1904-1996)

Nella Diocesi di Pontremoli, come evidenziato dal suo motto Pax iustitiae comes, si impegnò perché la pace si “accompagnasse” alla giustizia. Certamente il “nuovo” vescovo arrivava in Lunigiana dopo un episcopato lungo qual è stato quello di mons. Giovanni Sismondo, da tutti ricordato come un santo vescovo cui si deve la salvezza del nostro territorio grazie al suo impegno nel periodo bellico.
Nonostante ciò accolse completamente l’eredità del predecessore e in tutto il suo episcopato diede atto di un comportamento non improvvisato che, come sottolineato da mons. Silvani, derivava “da profonda spiritualità e dall’imitazione dell’esempio del Signore Gesù, che si mise a servizio di tutti e si avvalse della collaborazione di uomini e donne senza distinzione”.

Pontremoli, 2 luglio 1983: Mons. Giuseppe Fenocchio all’uscita dalla Cattedrale al termine della solenne celebrazione nella festa della Madonna del Popolo; fu quello il suo commiato alla Diocesi di Pontremoli.

Quindi il ricordo del congedo da Pontremoli, nel quale mons. Fenocchio volle indirizzare una lettera al clero della diocesi, dove chiese perdono di quelli che considerava i suoi limiti e ringraziava per i “buoni esempi”, le attenzioni e l’ospitalità generosa che gli era stata sempre riservata.
Un ultimo accenno agli anni della quiescenza albenganese e agli ultimi giorni terreni. Un periodo in parte segnato dagli acciacchi dell’età e dalle fatiche del ministero. Ultimo desiderio di mons. Fenocchio fu di essere sepolto nel Duomo di Pontremoli.
Da quel luogo, dove attende la Risurrezione, è certamente entrato a far parte di quella schiera di pontremolesi che sono divenuti “Avi magnanimi” – come recita l’inno alla Madonna del Popolo – e che indicano la strada maestra perché la fiamma della fede possa ancora ardere ed essere rigogliosa.
A mons. Fenocchio chiediamo ancora una volta la stessa cosa che, come ricordato da mons. Scaprino, implorò il nostro attuale vescovo emerito mons. Eugenio Binini durante la sua ultima visita al predecessore: una benedizione per i fedeli, il clero e il vescovo, e l’affidamento a Gesù e Maria.

Fabio Venturini