Mentre conversavano Gesù si avvicinò e camminava con loro

Domenica 5 aprile – Domenica di Pasqua, Risurrezione del Signore
Messa vesperina (At 10,34a.37-43 Col 3,1-4 Lc 24,13-35 )

I due discepoli di Emmaus non fanno parte dei dodici, ma conoscevano abbastanza Gesù per essere scandalizzati della Sua morte. Ora sono affranti e delusi, tutto quello che dicono è ormai relegato al passato.
Mentre conversavano sull’accaduto, che gli ha procurato dolore e delusione si avvicina il Signore e non lo riconoscono. Inutile ripeterlo, come Pietro tutte le volte che impegniamo tutta la nostra vita a fissare il male che c’è, che ci sta ingoiando, non vediamo mai venire l’aiuto, il Signore, non abbiamo più il coraggio di riconoscere la Provvidenza divina che non ci abbandona mai.
Per di più il mezzo umiliante scelto da Gesù confonde i due discepoli, com’è possibile che il Messia possa essere ucciso dagli uomini su una croce come un ladro.
Fino all’ultimo, dalla nascita alla morte, Gesù ha fatto vedere che le Sue vie non sono le nostre e dove noi vediamo solo fallimenti, umiliazione e la fine, Lui invece è capace di trare dal male il bene.
Quando poi Gesù spiega loro le scritture e spezza il pane, i loro occhi si aprirono sulla Sua persona e sulla realtà. L’unico e sempre efficace cammino di conversione, di metanoia, per incontrare il Signore nella ricerca quotidiana della sua grazia sono la carità e la parola di Dio.
Mentre la Parola apre la mente e fortifica il cuore la carità apre gli occhi sulla Sua presenza in mezzo a noi. Vediamo Cristo attraverso la condivisione, la carità verso il prossimo, ma ciò è possibile solo se prima ci siamo nutriti della Sua Parola che ci dà lo Spirito e la vita per amare fino alla fine come Lui.
La risurrezione di Gesù non ci deve fare diventare Cristiani sicuri, individualisti e autosufficienti. Anzi ci deve spronare certo a non avere più paura di niente, della morte, del peccato, dell’insuccesso, dell’umiliazione, ma a riconoscere che solo il prossimo ci permette di morire a noi stessi e a risorgere insieme a Cristo alla vita nuova ed eterna.
Molte fatiche oggi degli uomini, nel lavoro, nel matrimonio, nel sacerdozio, in ogni cosa che intraprendono, sono la causa di una chiusura in sé stessi. Tante Famiglie non sanno più vedere altre famiglie alle quali possono venire in aiuto, dove la legge della sopravvivenza ha preso il posto della condivisione.
Impariamo dai martiri come san Massimiliano Maria Kolbe ad offrire la vita per il prossimo per guadagnarla per l’eternità.

don Jules Ganlaky