Paesi di Lunigiana: San Terenzo Monti

San Terenzo Monti nella valle del Bardine: sullo sfondo le Alpi Apuane
San Terenzo Monti nella valle del Bardine: sullo sfondo le Alpi Apuane

Al centro di un comprensorio tra i ripidi contrafforti che scendono dalle Alpi Apuane, il borgo di San Terenzo Monti è un piccolo gioiello troppo spesso trascurato nella valle del torrente Bardine, crocevia delle strade fra Fivizzano, Monzone e Marciaso, un tempo via maestra tra Luni e la Garfagnana. Il paese è spesso ricordato per la terribile strage del 19 agosto 1944, testimoniata da lapidi e monumenti che segnano il territorio, nonché documentata nel locale Museo della Memoria di recente rinnovato.

La bella statua in marmo della Madonna col Bambino (fine XV sec.)
La bella statua in marmo della Madonna col Bambino (fine XV sec.)

Un borgo popolato e fiorente quello dove i nazifascisti infierirono, all’epoca ancora importante nodo viario, strategico anche nella successiva avanzata delle truppe alleate che da Carrara le condusse a Fivizzano nella terza decade dell’aprile 1945. Una comunità che ha radici lontane: lo testimonia la chiesa, citata in un documento del 728-729: tra le più antiche del territorio!

La pala marmorea che raffigura la Vergine Assunta con i santi Terenzo (a sn) e Giovanni Battista (a dx), importante opera di Domenico Gare (1525)
La pala marmorea che raffigura la Vergine Assunta con i santi Terenzo (a sn) e Giovanni Battista (a dx), importante opera di Domenico Gare (1525)

Qui riposa San Terenzo, vescovo scozzese martire a Luni, il cui corpo, su un carro, venne affidato ad una coppia di buoi che dopo aver valicato le colline si fermarono qui, dove fu sepolto. La venerazione per il santo ha attraversato i secoli, resta viva ancora oggi e di recente la chiesa è stata eletta a Santuario diocesano. Un edificio imponente, che mostra murature antichissime, con alcuni reperti romanici riconducibili alla chiesa medievale e ora messi in sicurezza nel piano terra del campanile. Una chiesa, soprattutto, che conserva all’interno opere di pregio che il visitatore moderno, ignaro della storia di questo piccolo centro con un passato importante, non si aspetta.

La facciata della chiesa parrocchiale
La facciata della chiesa parrocchiale

Si è colti dall’ammirazione osservando lo sguardo pensoso e amorevole della statua in marmo della Madonna in trono col Bambino che si aggrappa alla veste della Madre e collocata entro una nicchia affrescata sopra l’altare della Società di Santa Maria della Rosa; un’opera in marmo scolpita sul finire del XV secolo da un ignoto quanto pregevole artista.

La miracolosa traslazione del corpo di San Terenzo nella valle del Bardine: particolare della predella della pala marmorea
La miracolosa traslazione del corpo di San Terenzo nella valle del Bardine: particolare della predella della pala marmorea

E poi c’è l’Icona pulcherrima marmorea bene laborata che mons. Angelo Peruzzi nella sua visita apostolica descrive nel 1584: la grande ancona marmorea dietro l’altar maggiore. Suscita una certa sorpresa un’opera di tale livello in un paese oggi ritenuto periferico. Ma è la prova di come ci sia stato un tempo nel quale questa fosse una località di rilievo in quella rete di itinerari creatasi in epoche remote, sviluppatasi nel Medioevo e consolidata per tutto il Rinascimento.

Bassorilievo raffigurante San Terenzo
Bassorilievo raffigurante San Terenzo

E’ una vera e propria parete di marmo: la statua della Vergine Assunta occupa la nicchia centrale e in quelle laterali sono le immagini di S. Terenzo e di S. Giovanni Battista; paraste e trabeazioni finemente decorate guidano lo sguardo verso la figura dell’Eterno Padre e poi ancora su, fino al Crocifisso. E nella predella la figura del vescovo Terenzo sul carro con i buoi che si dissetano, ormai arrivati alla meta.
L’autore è Domenico Gare, valente scultore francese attivo per alcuni anni a Carrara, che la completò nel 1525.
E mentre si annunciano importanti lavori di valorizzazione di chiesa e canonica si deve almeno accennare al culto della Santa Croce che in questo angolo di Lunigiana, tra Luni e la Lucchesia, doveva essere ben radicato. Il ritrovamento di una tela arrotolata ha svelato come ancora nel 1673 esistesse un altare con il dipinto del Volto Santo. In seguito la tela fu rimossa e sostituita da una Crocifissione, ma quel reperto, ora in restauro, testimonia come questo fosse un nodo importante nella rete dei percorsi per Lucca, dove si venera la preziosa reliquia.
La Via del Volto Santo passava dunque da qui, dove riposa un santo, martire a Luni, e qui trasportato dalla coppia dei buoi, forse lungo la stessa strada percorsa per il trasporto della statua lignea del Cristo crocifisso, ma vivo, conservata nel Duomo di San Martino.

le terribili stragi del 19 agosto 1944

Il monumento di Pietro Cascella alle vittime delle stragi di San Terenzo Bardine e Valla
Il monumento di Pietro Cascella alle vittime delle stragi di San Terenzo Bardine e Valla

Sulla collina di San Terenzo un monumeno domina le località della valle del Bardine dove, il 19 agosto 1944, vennero perpetrati alcuni dei fatti più cruenti contro i civili di tutta la seconda guerra mondiale.
Il monumento è opera dello scultore Pietro Cascella e venne inaugurato dal Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, il 12 maggio 1997. Quel giorno di 76 anni fa le truppe di Reder passarono per le armi al ponte di Bardine 53 prigionieri prelevati in Alta Versilia nelle stesse ore della strage di Sant’Anna di Stazzema.
Sul luogo una grande lastra in granito riporta i nomi delle vittime. Poco dopo, a Valla – località isolata dove la popolazione aveva cercato rifugio – la strage si ripete e il bilancio è angosciante: altri 114 civili innocenti tra i quali 63 donne e 11 bambini vengono mitragliati.
Tra i primi ad essere ucciso dai nazifascisti è il parroco di San Terenzo, don Michele Rabino, giustiziato sulla porta della canonica.
Pochi giorni dopo, il 24 e 26 agosto 1944, stessa sorte sarebbe toccata a quasi 180 civili di Vinca.

(Paolo Bissoli)

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