L’Italia sotto assalto: 40 anni fa a Bologna il culmine dell’attacco terroristico

La strage fascista alla stazione del capoluogo emiliano del 2 agosto 1980 nella quale vennero uccise 85 persone

I primi soccorsi nella stazione di Bologna pochi minuti dopo lo scoppio della bomba
I primi soccorsi nella stazione di Bologna pochi minuti dopo lo scoppio della bomba

Noi italiani non brilliamo per senso civico, siamo polemici, eppure nei momenti cruciali sappiamo salvare il sistema democratico e sappiamo reggere. Abbiamo fatto fallire la tragica stagione delle stragi terroristiche iniziata a piazza Fontana nel 1969, vennero poi le stragi di Brescia e sul treno Italicus nel 1974 e si arrivò alle 10,25 del 2 agosto 1980 alla più grave di tutte alla stazione di Bologna.
In una sala d’attesa l’assassino depositò il pacco che portò la morte a 85 persone (76 erano italiane) e fece oltre 200 feriti. Ogni volta che ci troviamo là lo squarcio del muro chiuso da un vetro, la lapide coi nomi e l’età delle “vittime del terrorismo fascista”, il buco rinnovano la dolorosa memoria dei fatti. La città ferita a morte si strinse in un abbraccio di solidarietà per prestare ogni tipo di soccorsi, gli autobus trasformati in ambulanze per portare i feriti in ospedale, la vicinanza vera e forte ai familiari delle vittime, la pietosa deposizione delle salme. Ogni anno è solenne la cerimonia in memoria dei morti e dell’atto infame. Le indagini partirono subito per dare risposta all’esigenza di giustizia, si costituì l’Associazione dei familiari delle vittime che per quaranta anni da quel giorno aspetta la verità completa e certa.
I processi sono stati due e nei tre gradi di giudizio, durati per anni: il primo dal 1987 al 1992 quando la Cassazione ordinò di rifare il processo d’appello, che aveva assolto da imputazione di strage Massimiliano Fachini, Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Sergio Picciafuoco, Roberto Riani, Paolo Signorelli terroristi di estrema destra dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari) condannati all’ergastolo in primo grado, perché la sentenza era “illogica e priva di fondamento”.

La sala d'aspetto della stazione di Bologna dopo la rimozione delle macerie
La sala d’aspetto della stazione di Bologna dopo la rimozione delle macerie

Nel secondo processo (1993 – 1995) la sentenza definitiva condannò all’ergastolo per delitto di strage Fioravanti, Mambro, Picciafuoco e Fachini, tutti del gruppo eversivo neofascista NAR. Saranno aggiunti nel 2007 Luigi Ciavardini e nel 2020 Gilberto Cavallini. La Mambro (che sempre come il marito Fioravanti si disse innocente per la strage di Bologna ma colpevole di altri omicidi) è rimasta in carcere solo 16 anni, ebbe libertà vigilata e nel 2013 la pena fu dichiarata estinta.
Cosimo Ferri sottosegretario alla Giustizia, rispondendo a Paolo Bolognesi indignato presidente dell’Associazione Familiari delle Vittime, dichiarò che in lei c’era stato “sicuro ravvedimento” verificato con lunga osservazione della “rielaborazione critica delle scelte criminali del passato”. Fioravanti scontò 26 anni come gli altri. Dopo il lungo iter giudiziario la Cassazione in sentenza definitiva scrive che “il movente occulto è oscuro così come i mandanti”.
Ci sono stati moltissimi depistaggi, intrighi e connivenze, ipotesi e teorie. Da poco, l’11 febbraio 2020, dopo un terzo processo per depistaggio la Procura di Bologna conclude le indagini su presunti mandanti e finanziatori e indica quattro mandanti tutti morti: Federico Umberto D’Amico funzionario Affari Riservati ministero dell’Interno; Licio Gelli ex-capo della P2, loggia massonica deviata che voleva fare dell’Italia una Repubblica presidenziale con carattere autoritario, tenere sotto controllo i mass-media e mascherare l’impresa come difesa dei valori liberali e argine contro il comunismo; Umberto Ortolani potenza finanziaria della P2 e in rapporto di interessi con lo Ior di Marcinkus; Mario Tedeschi fondatore di Ordine Nuovo neofascista.
L’Associazione dei familiari sempre ha sostenuto che esecutori materiali sono stati i militanti neofascisti ma i veri mandanti “vanno cercati nelle istituzioni di parti deviate dei servizi segreti per la sicurezza militare (Sismi) e per la sicurezza della democrazia (Sisde) dell’epoca e nei gruppi come la P2”. Sempre ha respinto l’ipotesi che fossero da ricercare in piste estere sia di estrema sinistra e arabe sia in quelle coinvolgenti servizi segreti della NATO in tempi di guerra fredda, sia di mettere un diversivo sulla strage di Ustica di poche settimane prima. Dichiara che la strage fu ideata da italiani “nel cuore delle istituzioni” per mantenere il potere e farlo autoritario. I neofascisti avrebbero collaborato non per la loro ideologia dello “spontaneismo armato”, ma “spinti da qualcuno più in alto” e per avere compensi in collusione con la criminalità organizzata. Il manifesto ora stampato per l’anniversario dei 40 anni dice che “la strage è stata organizzata dalla loggia massonica P2, protetta dai vertici dei servizi segreti italiani, eseguita da terroristi fascisti” in base all’inchiesta della Procura di Bologna. La “notte della Repubblica” documentata da Sergio Zavoli in 45 ore di programma Rai, da tanti libri, documentari, pitture e canzoni di De André, Dalla, Guccini, Gaber, non ha impedito l’alba di un nuovo giorno in cui sono falliti i disegni delle trame nere e rosse. L’Unesco sul binario uno a Bologna ha messo la targa “la strage è parte del patrimonio per una cultura della pace”, ma certamente il prezzo è stato molto alto.

Maria Luisa Simoncelli

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