Sei tu, Signore Gesù, l’unico mio bene

Domenica 30 giugno. XIII del tempo ordinario
(1Re 19,16.19-21;  Gal 5,1.13-18;  Lc 9,51-62)

26vangelo“Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme”: Gesù raccoglie tutte le sue forze per far fronte alle difficoltà che lo attendono. Ha fatto del cammino la sua identità. Ora indurisce il volto e allunga il passo. Ha vissuto più di due anni in compagnia dei discepoli, insegnando loro un percorso nuovo per viaggiare in questo mondo. Ma non hanno ancora capito. Manda inviati ad un villaggio di Samaritani per annunciare il suo arrivo e quelli, per l’antica rivalità religiosa, non lo vogliono far entrare.
Giacomo e Giovanni si impermaliscono: “Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?” Sono ancora ottusi, litigiosi, invidiosi, desiderosi di esercitare potere. Vorrebbero governare con la paura. Ma lui vuole insegnare loro a farlo con gioia e condivisione. Andare verso Gerusalemme è contrario al buon senso. La navigazione umana, basata sulla logica e sul calcolo, porterebbe altrove.
È consapevole del prezzo da pagare, ha messo in conto tutte le conseguenze, ma vuole ugualmente compiere la sua missione. Viaggia deciso in direzione contraria, per insegnarci quella giusta. Gli si avvicinano tre persone interessate a divenire suoi discepoli. Dalle sue risposte sembra quasi che voglia scoraggiarli.
Non è così. Non vuole spegnere il loro entusiasmo, ma non vuole neppure assecondare le loro illusioni. Aiuta loro, e noi, a rimanere realisti. Al primo dice: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”.
La Sua condizione è itinerante e precaria. Si pone come obbiettivo solo il Regno di Dio. Chi vorrà essere davvero suo discepolo, non dovrà contare sulle sicurezze materiali, ma privilegiare il rapporto con Dio. L’amore di Dio, e del prossimo, è il vero bene, l’unico di cui non possiamo fare a meno.
Il secondo possibile discepolo viene chiamato direttamente da Lui: “Seguimi”. Risponde: “Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre”. Non è una scusa banale. La replica è lapidaria, e paradossale: “lascia che i morti seppelliscano i loro morti”.
L’annuncio del Regno è prioritario, e si deve vivere il presente in vista del futuro, anche a costo di rinunciare a consuetudini e tradizioni, che, a volte, sono un ostacolo che ci impedisce di comprendere il nuovo davanti a noi.
Un discepolo non può essere guidato dalla paura delle novità o dalla nostalgia del passato. “Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia”… “Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio”.
La vita cristiana necessita di risolutezza e perseveranza. Se si sceglie il Regno di Dio, non si devono avere tentennamenti. Il cammino porta alla Croce. Come i nostri predecessori dobbiamo cercare la gloria nella miseria e l’onnipotenza nella impotenza. Lui ci insegna a mettere da parte l’aratro della separazione e ad impugnare tenacemente l’ago e il filo del rammendo per ripristinare le relazioni con i fratelli.

Pierantonio e Davide Furfori

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