Cantiamo al Signore Gesù, grande è la sua gloria

Domenica 10 febbraio, V del Tempo Ordinario
(Is 6,1-2.3-8; 1Cor 15,1-11;  Lc 5,1-11)

06vangeloGesù cammina sulla sponda del lago di Gennesaret, insegnando ad un crescente numero di persone. Vede la barca di Pietro e chiede di usarla come ambone. «Sedette e insegnava alle folle dalla barca». I cristiani, fin dall’inizio, sono un popolo.
Sono persone che costruiscono e mantengono relazioni reciproche. È questa la differenza tra il cristianesimo e alcune religioni orientali, affascinanti, ma disinteressate alla relazione interpersonale. Il Maestro vuole che il Suo messaggio arrivi a ognuno di noi. E ci chiede di restare concentrati su di lui.
Vuole insegnarci che una buona relazione ha bisogno di una giusta distanza. Troppo lontano è difficile riconoscersi, troppo vicino si rischia di non riuscire a vedere l’altro nella sua interezza e complessità o di dare importanza solamente ad un aspetto.
Le persone sono molto più che una loro parte, qualunque essa sia. “Disse a Simone: «Prendi il largo, e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte, e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti»”.
Pietro è abituato a tornare a riva con le reti vuote. Ha lavorato duramente per tutta la notte senza nessun risultato e, finalmente, ha deciso di lasciar perdere. Sta mettendo in ordine le reti. Andare da un pescatore che non ha preso niente e dirgli di andare al largo per gettare di nuovo le reti non è quasi mai una buona idea: la reazione potrebbe essere di insofferenza, o di scherno.
Non sappiamo di cosa avesse parlato Gesù quella volta, ma possiamo immaginare che abbia raccontato la fede, l’amore di Dio e l’amore per il prossimo. Colpito da queste parole Pietro accetta il suggerimento sottolineando che lo fa perché glielo ha detto Lui. Ha fiducia in questo giovane Maestro, che dice cose nuove. Racconterà spesso questo episodio quando sarà testimone di queste avventure davanti a migliaia di fratelli, che avrà “pescato” per avvicinarli al Figlio.
Imparerà che, quando non si prendono pesci nella rete è segno che non si è gettata la rete della Parola del Signore, ma la nostra. “Fecero così, e presero una quantità enorme di pesci, e le loro reti quasi si rompevano”.
Il Signore non è avaro. Il vino di Cana è in quantità esagerata e qualità sopraffina. Il pesce è abbondantissimo e dalla moltiplicazione dei pani e dei pesci avanzano dodici ceste. “Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore»”.
Pietro capisce che in Gesù c’è la santità, che è il Signore, mentre lui è solo un peccatore, indegno di entrare in relazione con Lui. È consapevole di essere un peccatore, e tale si sentirà in tante occasioni. Quando dimenticherà di esserlo, il canto del gallo glielo ricorderà.

Pierantonio e Davide Furfori

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