Freddo ‘di consolazione’ per valli e pianure

03meteoLa prima quindicina di gennaio lascia il tempo che aveva trovato per fine d’anno, con l’unica eccezione del calo termico intervenuto nei valori minimi e quindi con l’arrivo di un po’ di freddo. I giochi del vento sono rimasti immutati e solo ora si riaprono le danze delle precipitazioni, che hanno goduto di una pausa avviatasi il 23 dicembre scorso.
L’aria si è ben rimescolata il 9, 10 e 14 consentendo al cielo di mantenersi quasi sempre limpido. Foschie e cenno di pioviggine in un clima di penetrante freddo umido ristagnante si è vissuto solo martedì 8, ma a seguire si è affermato il sereno luminoso dei giorni 9, 10 e 11: il 9, ancora con gli effetti della forte umidità, tradottisi in una abbondante brinata.
03meteo_tabellaIl sopraggiungere delle sventolate a metà mattina ha rapidamente fatto piazza pulita delle inversioni termiche ristabilendo il gradiente che vuole il freddo crescere con l’altitudine. Giovedì 10, complici i refoli settentrionali a tratti, sia la notte che lungo il dì, la gelata si è manifestata asciutta, e altrettanto è successo venerdì 11. L’orizzonte è apparso sempre molto limpido con sparute nubi lenticolari.
La gelata più intensa, ancora asciutta o con poca brina, si è registrata sabato 12, quando il cielo ha iniziato a velarsi di cirri e cirrostrati in compagnia di altocumuli sparsi.
Aria più mite ed umida, domenica 13, ha ripreso ad affluire in quota e le montagne si sono rapidamente adattate al nuovo regime, mentre valli e pianure, più “infingarde”, hanno rimandato il reset al giorno successivo e limitandolo essenzialmente al guizzo delle temperature massime ad opera del foehn.
Lunedì 14, infatti, l’impeto del vento è tornato a scuotere il torpore meteo facendo ordine nella stratificazione termica. In definitiva, mediando i dati registrati nella prima decade di gennaio ed estendendo l’analisi a tutto il dì 14, risalta il sensibile scarto negativo delle temperature minime rispetto al loro valore normale in tutte le stazioni di bassa quota; il contrario può dirsi per le stazioni montane.
Le inversioni, quindi, per loro stessa natura, hanno recato temperature più rigide nelle aree pianeggianti e vallive, al contrario di quanto è avvenuto su creste e versanti collinari e montani.

a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni

Condividi