Tempo di Avvento. Signore , innalzo l’anima mia, in te confido

Domenica 2 dicembre, I del Tempo di Avvento
(Ger 33,14-16; 1Ts 3,12-4,2;  Lc 21,25-28.34-36)

45vangeloNon stupisce che la Chiesa abbia voluto istituire il tempo di Avvento per la preparazione al S. Natale. Ogni nascita ha infatti molti eventi preparatori, la nascita che attendiamo contiene un aspetto significativo in più. Siamo certi che i nostri percorsi di vita ci portino all’incontro con il bambino? Se lo cerchiamo soltanto nel momento di sofferenza fisica per chiedergli di allontanare la malattia ed il dolore da noi e dalla nostra famiglia, rischiamo di non trovarlo.
Nello stesso modo il nostro percorso sarà lontano dal luogo della sua nascita se pensiamo a Lui soltanto come colui che dovrebbe eliminare tutti i problemi relativi alla mancanza di lavoro o dovuti alla scarsità di risorse finanziarie a disposizione. Questo tempo di Avvento è quindi molto prezioso per aiutarci a vivere nel modo che ci permetta l’incontro con il bambino che nasce per la redenzione del mondo. In questa prima domenica dell’anno liturgico C, anno nel quale si seguirà il racconto dell’evangelista Luca, ci viene proposta una pagina di Vangelo con uno stile che non è di immediata comprensione, pagina che oltretutto sembra molto minacciosa.
Per fortuna la prima lettura apre con la promessa di Dio al suo popolo che, appena tornato dalla schiavitù di Babilonia, si ritrova in mezzo a gravi problemi, sia per le grandi perdite umane subite sia per la desolazione della distruzione che ha trovato in Gerusalemme. Promessa che annuncia un periodo nel quale regneranno giustizia e diritto, il popolo di Giuda sarà salvato e Gerusalemme sarà tranquilla. Di tutt’altro tenore il brano di Vangelo. Vengono annunciati sconvolgimenti che riguardano sia le stelle, che la luna ed anche il sole. Il fragore del mare porterà il terrore a tutti gli uomini.
Questo linguaggio, molto utilizzato nei duecento anni che hanno preceduto la nascita di Cristo e che è continuato nei duecento anni successivi, viene chiamato apocalittico. Forse proprio a causa di questi brani, ancor oggi, si pensa all’apocalisse come ad un evento drammatico. Il vero scopo dell’utilizzo di questa forma letteraria è quello di interessare il lettore con immagini ben note e di veicolare importanti messaggi aventi il compito di svelare, far conoscere, fare comprendere.
Per gli uomini di allora, ed ancora per noi oggi, non vi è nulla di più certo delle stelle. Esse ci sono anche quando le nubi ce le velano. Così è sia per la luna che per il sole. Quando tramontano sappiamo che, puntuali, torneranno il giorno dopo. Il messaggio che Gesù vuole offrire è che, anche se può sembrare impossibile – come impossibili sembrano gli sconvolgimenti delle stelle, della luna, del sole e del mare – la vita sulla terra cambierà in modo radicale.
Sarà finalmente una vita dove non regnerà più l’egoismo bestiale, ma vincerà l’amore che rende pienamente umani. E che Gesù voglia darci un messaggio di speranza lo dimostrano le sue parole: “alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.”
Cosa dobbiamo fare per essere pronti a vivere appieno quegli sconvolgimenti ed essere liberi? Prima di tutto alzare il capo. Ciò comporta di guardare ai valori alti e viverli. Poi evitare di farsi invischiare nelle “ubriacature” che tengono ancorati a terra e non permettono di alzare lo sguardo. Lo sguardo a terra ci fa vedere solo cose meschine che ci nascondono le cose belle che sono in alto.

Pier Angelo Sordi

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