Lo sviluppo della crisi di governo

Palazzo del Quirinale
Il palazzo del Quirinale a Roma, sede del Presidente della Repubblica

Un dato positivo per la politica italiana Renzi lo ha comunque fornito: dopo aver minacciato le dimissioni in caso di sconfitta nel referendum del 4 dicembre, ha mantenuto la parola, comportandosi di conseguenza. A partire dalla conferenza stampa di domenica notte, con l’ammissione della débacle, si sono infatti avviate le procedure che porteranno in breve tempo (questione di giorni) alla formalizzazione delle dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica, alla conseguente caduta del governo e, di seguito, alle consultazioni attraverso le quali Mattarella deciderà come impostare la soluzione della crisi. Ciò che il Presidente ha subito chiesto è che il governo resti in carica per giungere all’approvazione della legge di stabilità, onde evitare seri problemi economici al Paese. Le scadenze saranno davvero ravvicinate: il varo della legge è previsto per mercoledì mattina; attorno alla metà della stessa giornata è annunciata la direzione nazionale del Pd, dove Renzi elaborerà le sue scelte; quindi, lo stesso salirà di nuovo al Colle per la chiusura di questa esperienza di governo. Di questa, perché le opzioni non sono per niente definite. Le minoranze parlamentari, chi più chi meno, chiedono che si vada alle urne al più presto: M5s preferirebbe andare subito, con qualunque legge elettorale, certo di vincere a mani basse in ogni modo; anche la Lega sembrerebbe voler cogliere l’attimo fuggente. Più prudente la posizione di Berlusconi: puntando sulla sentenza della Corte europea, che potrebbe liberarlo dalla sospensione decretata ai sensi della legge Severino, non disdegnerebbe tempi un po’ più lunghi, con tanti saluti per chi continua a sparlare di primarie del centro destra! In tal caso, non si può escludere a priori un Renzi-bis di sapore nostalgico. Su tutto, non bisogna dimenticarlo, grava l’attesa della sentenza della Suprema Corte, che potrebbe rimettere in discussione la legge elettorale attualmente in vigore: l’Italicum.

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