Le urgenze del Paese, i tempi della politica

Mattonella e Renzi
Il Presidente della Repubblica, Mattarella, a colloquio con il Presidente del Consiglio dimissionario, Matteo Renzi

Se qualcuno aveva dei dubbi sul fatto che l’Italia sia un Pese complicato e con un modo tutto suo di esserlo, la vicenda del referendum dovrebbe averli spazzati via. Una campagna referendaria giocata in continuo su due piani: giudizio sulla riforma e, prevalente, giudizio sul Governo, o meglio sul presidente del Consiglio; un fronte che rappresenta la maggioranza parlamentare che perde di brutto, un’opposizione che viaggia in ordine sparso e che arriva, però, a compattare i suoi elettori come non le riesce più in occasione delle competizioni elettorali vere e proprie: il dato dell’affluenza alle urne ne è la prova. Ma tutto questo e tanto altro, ormai, è consegnato alla storia. Il presente e il futuro più prossimo, invece, sono ancora in costruzione ed è su queste due dimensioni che, come sempre, si decide la sorte del Paese. Scrivevamo la settimana scorsa che la vittoria del ‘no’ rischiava di riconsegnare il Paese alla politica degli ultimi anni. Il fatto si è verificato e il rischio si conferma tale. Fin dalle prime dichiarazioni dei vari leader si è avuta la netta impressione che ognuno sia tornato a tirare l’acqua al suo mulino: un’attività più che lecita, purché rimanga entro termini che non pregiudichino il bene del Paese. Di tutto, infatti, l’Italia può avere bisogno meno che del ritorno alla pratica dei “governi balneari”; non solo e non tanto perché sarebbero fuori stagione, quanto perché la nazione rischierebbe di essere travolta da un sistema economico internazionale che non perdona gli stati paralizzati da vuoti di potere. Crediamo, allora, che dovere di tutti, magari un po’ di più di chi ha raggiunto l’obiettivo di far cadere il Governo, sia salvaguardare gli interessi del Paese, mettendolo al riparo dalle contestazioni dell’Ue, giungendo alla definizione di una legge elettorale che soddisfi almeno la maggior parte delle forze politiche e permettendo che gli elettori possano esprimersi con l’indizione di nuove elezioni. Con questa strada segnata in modo ben chiaro, anche un governo tecnico sarebbe accettabile. Certo, non si può nascondere il fatto che ci sarebbero molte possibilità, o meglio certezze, di trovarci di fronte a una nuova, lunga campagna elettorale che impegnerebbe i partiti, distogliendoli dall’attività parlamentare e dai problemi reali del Paese.

Antonio Ricci

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