La Francia oscura i siti pro-life

La legge approvata in prima lettura dall’Assemblea Nazionale

Due siti internet
Due dei siti internet coinvolti nel dibattito relativo alla nuova legge francese

Dopo un dibattito serratissimo, nella serata di giovedì 1 dicembre, l’Assemblea Nazionale francese ha adottato, in prima lettura, la proposta di legge che estende il reato “di ostacolo all’interruzione volontaria di gravidanza (ivg)” anche a quei siti web nati in Francia con lo scopo di dare alle donne in attesa un luogo di ascolto. I più famosi e cliccati sono ivg.net e www.sosbebe.org. Ora possono essere accusati di “indurre deliberatamente in errore intimidire e/o esercitare pressioni psicologiche o morali al fine di dissuadere dal ricorrere all’ivg”. La nuova normativa, sostenuta dal gruppo socialista su iniziativa del ministro della Famiglia, Laurence Rossignol, prevede pene che possono andare da un’ammenda di 30mila euro a due anni di reclusione. Il dibattito in aula ha risentito del clima da pre-campagna elettorale per le presidenziali del 2017 e ha messo a confronto da una parte la sinistra, che vede nella proposta di legge uno strumento per “meglio proteggere il diritto delle donne all’aborto”, e dall’altra la destra, che ha messo in guardia dal pericolo di generare un “reato di opinione”. Il testo ha raccolto 76 emendamenti provenienti in gran parte dai deputati di destra, ma la proposta di legge è stata adottata anche grazie all’appoggio dei “centristi”. Il voto definitivo, dopo l’esame del Senato, è previsto per la fine di febbraio. Immediata la reazione di Tugdual Derville , segretario generale di AllianceVita, l’associazione che gestisce il sito www.sosbebe.org, che mette a disposizione una serie di informazioni pratiche e utili alle donne, nonché un numero verde al quale rispondono una cinquantina di volontari. Caroline Roux, coordinatrice dei servizi di ascolto, punta il dito contro il “sito ufficiale del governo” (www.ivg.gouv.fr) dove non si fa alcuna menzione degli aiuti a cui le donne possono accedere e dove un presunto esperto afferma che non ci sono strascichi psicologici a lungo termine dopo un aborto. Anche le Associazioni familiari cattoliche “insorgono” contro una “proposta di legge” che “mette il bavaglio alla libertà di espressione colpendo anche gravemente la libertà di coscienza delle donne”. Secondo le associazioni familiari, l’esistenza e il successo dei siti Internet ora incriminati sono “la prova che la propaganda ufficiale dell’aborto a tutti i costi non risponde alle esigenze delle donne”. Ogni anno in Francia gli aborti raggiungono la quota di 220mila, una cifra ritenuta preoccupante per la salute pubblica e come tale – dicono le associazioni familiari – deve essere trattata e affrontata combattendo i fattori di rischio. Secondo un sondaggio Ifop commissionato da AllianceVita, il 52% dei francesi ritiene che il numero di questi aborti sia “preoccupante” e il 72% pensa che la società dovrebbe aiutare le donne ad evitare il ricorso alla Igv.

(M.C.B. – Agensir)

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